Tanta SOSTANZA, ma non dimentichiamo la FORMA!

Tema scottante, specialmente dopo le feste natalizie, cenoni, abbuffate e spazzolate di avanzi, è quello della forma fisica; ed anche i musicisti oggi sanno che non si può prescindere da questo fattore importantissimo.

Non si tratta di un controllo spasmodico del cibo, delle calorie e dell’attività fisica alla stregua di atleti, sportivi o culturisti, piuttosto l’invito è di provare a concentrarsi su come si affronta il proprio lavoro da musicisti o il proprio hobby musicale.

La prima cosa da tenere presente è che lo strumento deforma il corpo.
Che si tratti di un fagotto, di un violino, della batteria, addirittura di un theremin, lo strumento che suoniamo tenderà a sviluppare alcune zone muscolari in modo non sempre simmetrico – quasi mai di fatto – e non omogeneo.

Non esistono strumenti perfettamente simmetrici ma soprattutto la musica, dalla lettura all’esecuzione, porta il musicista ad un tendere a che ha con se il seme della non simmetria. Nulla che ci debba spaventare, ma la percezione del proprio corpo e la consapevolezza meccanica sono due abilità da tenere in esercizio.

Le motivazioni sono semplici: se sono consapevole di come il mio corpo cambia e di come si comporta saprò intervenire sulla mia tecnica per migliorare ed ottimizzare movimenti e meccaniche; inoltre arricchirò il mio linguaggio musicale di gesti e fraseggi più liberi e vari, non legati per forza alle meccaniche strumentali sedimentate in anni e anni di pentatoniche.

Non è necessario raggiungere una forma statuaria ed equilibrata andando a compensare forzatamente la propria struttura, ma è bene mantenere il proprio corpo tonico e reattivo.

Oltre alle posizioni necessarie per l’esecuzione, i musicisti sviluppano degli altri atteggiamenti tipici che sono estremamente controproducenti.

Il più diffuso è sicuramente lo stadio Leopardi: chini sulla scrivania o sul pianoforte, sul leggio, addirittura per terra. Studiare su un supporto adeguato e con una posizione curata permetterà al corpo di scaricare tensioni che riducono la libertà di movimento e la fluidità.

Dom Famularo, celebre batterista, insiste su questo mantra: TENSION IS THE ENEMY OF MOVEMENT. Ed ha dannatamente ragione!

Da qui si dipanano tutte le altre problematiche, perché la tensione – tanto fisica quanto emotiva – mette a dura prova l’organismo ed il corpo. Prendersi del tempo per una corsa, qualche vasca in piscina sarà manna dal cielo per permettervi di riequilibrare le tensioni del vostro corpo.

Non si sta parlando di prana, energie della terra o quant’altro: si parla di ogni musicista che a poco a poco sviluppa problemi alla propria fisicità; il discorso è più tangibile di quello che si pensa.

Abituarsi ad un esercizio costante che non sia allo strumento permette di riequilibrare le tensioni muscolari ed evitare delle spiacevoli compensazioni che il nostro corpo attua per riadattarsi ai movimenti di tutti i giorni.

Durante i miei anni di studio di batteria ho potuto sperimentare quanto possa essere dolorosa un’aderenza muscolare dovuta ad un movimento sbagliato allo strumento. La cosa più comica e terribile è che allo strumento non avevo il minimo problema, ma la prima volta che ho saltato delle verdure in padella il dolore è stato lancinante!

Il consiglio non è una vita sana ed un Danacol al giorno, ma pensare a cosa controbilancia le meccaniche strumentali è molto consigliato.

Non bisogna sottovalutare questo fattore, perché il corpo di un musicista è il primo strumento di lavoro, ed è la struttura primaria sulla quale poggiano tutti i suoi anni di studio: una volta compromessa è difficile riassestarla.

In tutto questo sconsiglio nel modo più assoluto le soluzioni fai-da-te: un fisioterapista, un osteopata studiano anni per comprendere come aiutare il corpo a riassestarsi, esattamente come tutti voi studiate anni per raggiungere certi risultati. Se come me non sopportate chi pensa che il musicista non sia un lavoro vero non fatelo con gli altri.

Prima ancora di arrivare alle soluzioni semi-invasive però è bene avere un insegnante disposto ad aiutarci per migliorare la nostra postura ed i movimenti per rendere più efficace e meno pesante l’esercizio e per aiutarvi ad essere ancora più performanti.

Filmarsi e rivedersi da diverse angolazioni vi permetterà di avere sotto controllo la vostra postura ed i vostri movimenti; nondimeno registrare e riascoltare la differenza nella resa timbrica aiuterà anche ad affinare il vostro orecchio.

La rubrica sotto l’ALBERO: 
i PROPOSITI per l’anno nuovo

Ogni artista sa che è bene guardare un po’ indietro nella propria attività: osservare con lungimiranza il percorso fatto, rincuorare il proprio super-io mostrando i propri progressi, accudirsi un poco e ricordarsi che tutti i soldi spesi in lezioni e strumentazione – affetti da GAS a parte – hanno portato frutto, lasciando un po’ da parte la propria parte giudicante.

L’anno nuovo porta con sé questi frutti ed è prossimo ad una nuova semina, ma cosa fare? Cosa inventarsi? Come reinventartsi nel 2020?

Il primo proposito deve essere lo studio. Se non ci penserete voi, sarà il senso di colpa a ricordarvelo, ed alla peggio la prima figuraccia in un concerto o in studio di registrazione. Quindi nel dubbio: STUDIARE!

Non bisogna tralasciare però la sfera intellettuale, il troppo esercizio allo strumento non condito di una sana lettura teorica rischia di essere infruttuoso. Un buon trattato di armonia, strumentazione o uno scritto storico sul proprio strumento sarà un catalizzatore per la vostra pratica.

Provare, provare e provare!
In gruppo, se si ha una band o un ensemble, ma anche da soli: provare soluzioni nuove allo strumento, provare a registrare in casa, provare a scrivere e trascrivere, almeno provare a provarci.

Risparmiare è uno dei principali imperativi, ma non necessariamente sul profilo pecuniario: risparmiare le proprie energie indirizzandole verso ciò che interessa davvero, valutare attentamente le proprie possibilità e dedicarsi al 100% ai progetti per cui vale la pena; allo stesso modo risparmiare tempo nello studio ottimizzando.

Col risparmio arriva l’investimento. È necessario investire su di sé per promuoversi nel modo giusto, per far valere le proprie conoscenze e fare la differenza. Non serve assumere un marketing manager per fare questo, il primo passo è lavorare al meglio delle proprie possibilità ed essere professionali con i propri colleghi: questa è la pubblicità gratuita che potete farvi.

Tenersi aggiornati è molto importante – non solo per fare i nerd sui gruppi Facebook – perché ci aiuta ad avere degli obiettivi. Conoscere le produzioni degli artisti che preferiamo aiuta a capire dove spingerci. Bernardo di Chartres diceva che siamo nani sulle spalle di giganti, quindi bisogna sfruttare questi spunti e progredire.

Oltre a questi propositi generali, ognuno conosce sé stesso abbastanza da sapere quali sono i sogni che vuole realizzare, quali le aspettative per il nuovo anno, quindi l’augurio è che possiate raggiungere i vostri obiettivi, che siano le scale per terze al violino (sono difficili di maledetto!) o il disco d’oro.

Lottate, lottate con forza per ciò in cui credete fino a raggiungere il prossimo obiettivo, e non vi scoraggiate se l’avete solo sfiorato, la prossima rincorsa sarà più energica della precedente.

Gli ultimi due propositi per il 2020 vogliono essere dei preziosi consigli da tenere sempre a mente: il primo è di lasciarsi ispirare dal mondo nel modo più genuino possibile, cercando di abbattere i pregiudizi e pensando di cogliere il meglio da ogni esperienza.

Il secondo, il più importante in assoluto e da profondere in ognuno dei precedenti, è di divertirsi. Se non vi divertite lasciate perdere e trovate qualcos’altro che vi faccia dire WOW! ogni volta.

I trucchi del mestiere: contare i tempi complessi

Non è una pratica molto diffusa, ma contare è sempre stato il metodo migliore per non perdersi nei meandri del tempo, specie quando quest’ultimo è molto complesso e richiede una buona dose di concentrazione.

Oggi ti presenterò alcuni trucchi che potrebbero esserti d’aiuto per lo studio e per un upgrade della tua performance.

In un precedente articolo abbiamo parlato del counting e della sua importanza nel portare chiarezza nel brano che stiamo studiando. Mi limiterò quindi a ricordarti che contare la pulsazione della battuta è sempre un’ottima soluzione, oltre ad essere un ottimo esercizio.

Ma che succede se hai a che fare con tempi diversi dal 4/4? La prima cosa da fare è stare calmo e cercare di ragionare: supponi di avere a che a fare con un 11/16 (niente panico!) cosa puoi fare?

A prima vista l’istinto ti porterà a prendere un lanciafiamme e dare fuoco alla partitura ma, ahimè, l’acquisto di quest’arma può essere molto dispendioso e forse nemmeno troppo legale. Dovrai quindi arrangiarti in altre maniere: è scontato dire che contare per intero la battuta sarebbe difficile, perciò è conveniente adottare un sistema di scomposizione.

La scomposizione ti permette di dividere la battuta in tempi più semplici, rendendo più facile l’assimilazione della parte e soprattutto più semplice l’approccio a un tempo (o anche un fraseggio) particolarmente complesso. Questo sistema è molto utilizzato dai Tool.

Tornando all’esempio della battuta di 11/16, possiamo dividerla in due battute da 4 e una battuta da 3 (4+4+3=11). In questo modo ci avviciniamo alla nostra comfort zone, visto che le battute o i fraseggi a 4 e a 3 ci sono molto più familiari.

Prendiamo un secondo esempio: 15/16.

Anche in questo caso scarterei la possibilità di contare per intero la battuta. Però puoi pensare al 15/16 come un 5/4 a terzine (infatti se dividi i quarti in terzine avrai 15 movimenti), rendendo il tutto più digeribile.

Ovviamente il sistema di scomposizione può essere molto utile per lavorare con diversi punti di vista. Se dovessi prendere la classica battuta a 4/4, nessuno ti vieta, in fase di creazione o d’improvvisazione, di suddividerla in una battuta da 5/8 e una da 3/8 (5+3=8), una battuta da 3/4 e una da 1/4 (3+1=4) o una battuta da 9/16 e una da 7/16 (9+7=16).

In questo modo avrai la possibilità di creare brani in 4/4 con un groove diverso, oppure di utilizzare questo accorgimento per un solo o un semplice passaggio. Non c’è limite alla creatività!

Attenzione però: non abusare di questo sistema. Il rischio è quello di rivoluzionare l’intenzione del fraseggio, per cui ti consiglio di utilizzarlo con criterio.

I tempi dispari sono troppo difficili? Io non credo.

Nel corso degli anni spesso mi sono sentito dire che i tempi dispari sono troppo difficili o, peggio ancora, suonano artificiali. Come me penso che anche tu, soprattutto se sei fan di questi ritmi, ti sarai sentito dire le stesse cose. Penso però che i tempi siano sufficientemente maturi per discutere un po’ sull’argomento, rivolgendomi soprattutto a chi è più scettico sull’utilizzo del dispari.

Iniziamo soprattutto col dire che l’astio verso questi tempi definiti complessi è prettamente culturale. Il vecchio e nuovo continente hanno sempre preferito l’utilizzo dei tempi pari, con un equilibrio tra accento forte e accento debole. La presenza di questi due momenti era facilmente prevedibile e per l’ascoltatore le informazioni melodiche venivano assimilate più facilmente. Anche durante le marce militari americane la possibilità di dividere la battuta in due momenti principali permetteva di poter scandire fedelmente la pulsazione con il loro movimento.

Una maggiore complessità ritmica la otteniamo con l’utilizzo dei tempi ternari e composti (3/8, 3/4, 6/8, 12/8, …). Questi erano molto utilizzati nella musica sacra perché il movimento ternario della pulsazione evocava la perfezione della Trinità.

Spostandoci verso est la musica cambia, e la ricerca ritmica si fa sempre più complessa. I compositori russi infatti adottano molto spesso tempi dispari per poter “quadrare” le loro melodie, questo perché la melodia non è al servizio del tempo, bensì il tempo al servizio della melodia. Adottando questa prospettiva non esiste più il vincolo dei tempi pari, ma si ha la totale libertà di modellare lo spazio-tempo in base alle esigenze, divenendo padroni della materia musicale nel suo insieme.

Di simile filosofia sono anche gli indiani, i quali scompongono i tala (cicli ritmici della musica indiana) notoriamente costituiti da 16 movimenti, in frasi più brevi, adottando figure in 5 o in 7, con ripetizioni sino alla fine del ciclo.

A questo punto pare chiaro che per addentrarci nel modo dei dispari bisogna innanzitutto… ascoltare musica con tempi dispari! (sai che novità!?).

A questo punto vale la pena fare un altro passo in avanti ed eliminare il tabù dell’innaturalezza del dispari della musica, vendendolo non più come un ostacolo ma come una valida alternativa.

Per fare ciò ti propongo di fare questo semplicissimo esercizio: nell’immagine sotto riportata trovi delle clave (fraseggi) in dispari che ti propongo di eseguire prima lentamente, poi a velocità sempre maggiori.

Inizialmente esegui le frasi (singolarmente) con le mani, aiutandoti con la voce, successivamente

Raggiunta una buona confidenza con esse ti accorgerai di quanto queste cellule suonino molto naturali, ma soprattutto di quanto queste siano molto musicali. Ora, su questa frase comincia ad improvvisare con il tuo strumento creando groove o melodie sempre mantenendo la cellula di riferimento. In men che non si dica non solo stai componendo frasi in dispari, ma stai pure improvvisando! Come nel mio precedente articolo sulle quintine, siamo partiti da una frase di facile esecuzione per apprendere un concetto estremamente complesso.

Questa non è che la punta di un iceberg, ma è comunque il primo passo verso un mondo che spesso viene ingiustamente denigrato per la sua complessità.

Vuoi migliorare la tua performance? Aggiungi un ingrediente segreto

Una riflessione.
Passiamo gran parte della nostra carriera musicale ad eseguire fraseggi e pattern a sedicesimi (con trentaduesimi annessi), ottavi, qualche volta a quarti, o terzinati in ogni loro forma. Ma così stiamo dedicando la vita a solo quattro opzioni!

Per un musicista amatoriale possono essere più che sufficienti, anzi sono e resteranno le fondamenta essenziali per suonare qualsiasi genere. Ma per chiunque voglia fare della musica la sua professione o anche solo raggiungere un livello di preparazione più avanzato questo non può e non deve bastare.

Ecco perché io ho aggiunto al mio repertorio una figura ulteriore che già grandi batteristi come Vinnie Colaiuta, Terry Bozzio e Marco Minnemann utilizzano: la quintina.

Gli studenti di accademie o scuole di musica ne avranno sicuramente sentito parlare. Per chi invece non è avvezzo basti sapere che la quintina non nient’altro che la suddivisione della pulsazione in 5 note.

Magari ti starai chiedendo “perché proprio il 5 e non altro, perché faticare per imparare una suddivisione dispari che non potrò mai utilizzare?
In questo articolo ti spiegherò quanto questa figura sia estremamente versatile e facilmente assimilabile.

Se ti dicessi che in realtà hai sempre suonato la quintina ma non te ne sei mai accorto? OK, procediamo con calma.

Studenti e autodidatti sanno che la batteria ha tra le sue radici una tradizione di rullante, più precisamente di marce che nascono come marce militari utilizzate in campi di battaglia per intimorire i nemici, divenute successivamente marce per le parate. Tra i primi rulli che impariamo sicuramente il rullo a 3 e il rullo a 5, ed è su quest’ultimo che ci soffermeremo.

Tradizionalmente il rullo a 5 si esegue in una suddivisione a terzina (o meglio detto in quarto puntato), in cui abbiamo il battere con un colpo e i due levare raddoppiati.

Se però prendi il rullo a 5 e lo allarghi, per cui ogni colpo è equidistante l’uno dall’altro, ottieni la nostra famigerata quintina!

Niente di più semplice: siamo partiti da una figura che noi tutti conosciamo e abbiamo ottenuto qualcosa di nuovo.

Ecco spiegata per iscritto la nascita della quintina
Facciamo un pò di pratica: esegui l’esercizio a colpi singoli ( R L R L…ecc) facendo attenzione agli accenti. Esegui anche l’esercizio verticalmente (in ordine: batt 1, batt 3, batt 2, batt 5)

Quindi impararla non è poi così difficile, ma quando è applicabile?
Praticamente sempre!

Nonostante la sua natura dispari le possibilità d’uso sono praticamente infinite e può essere una valida alternativa di figure che già utilizzi.

Eseguendo lo swing a quintine avrai la possibilità di andare molto più veloce e non snaturerà l’accompagnamento. Oppure – rimanendo in tema terzine – le sestine possono essere tranquillamente sostituite dalle quintine, soprattutto in passaggi molto veloci. Avendo un colpo in meno avrai la possibilità di guadagnare qualche punto di Bpm in più, tanto nessuno sentirà la differenza.

Scritto può sembrare difficile, ma in realtà è molto semplice, basti tenere a mente il sound e l’effetto che normalmente lo swing possiede.
Esegui l’esecizio a colpi singoli, attenzione che sulla quintina il battere passa dalla mano destra alla mano sinistra. Dopo aver preso dimestichezza cambia le ditteggiature sulla quintina. Ti consiglio di usare la diteggiatura RLLRR LRRLL, e poi la diteggiatura RLRRL RLRRL. Ovviamente provate più ditteggiature possibili.

E che dire del paradiddle? Nemmeno lui è immune alle mutazioni a dispari, ecco perché ti riporto questo semplice esercizio per apprendere il paradiddle a 5.

Prima il paradiddle classico e poi la versione a 5. Come vedi basta aggiungere un colpo di cassa. Questo ti permetterà di avere un incastro immediatamente applicabile e un pattern groove decisamente interessante.

Come vedi l’utilizzo della quintina è davvero esteso e può coprire qualsiasi genere, ovviamente in questo articolo ho solo trattato di come la quintina possa essere un valido sostituto a ciò che già noi facciamo, però questa figura ha delle peculiarità uniche e vale la pena dedicargli un articolo a parte, oppure se sei interessato puoi contattarci e chiedere dei corsi a riguardo, saremo lieti di poterti aiutare.

Per ingolosirti sull’argomento ti lascio il video in cui Franco Rossi lavora sul paradiddle a 5.