Lo spazio-tempo nella musica

Quante cose potremmo fare se avessimo la capacità di deformare lo spazio-tempo? Potremmo sicuramente diventare dei supereroi dagli straordinari poteri, oppure dei villain niente male.

Se fossimo persone più “modeste” sfrutteremmo questa capacità per riparare errori del passato e rendendoci la vita più facile.

Già, tutto meraviglioso, peccato che rimarrà solo una fantasia…

E se invece ti dicessi che esiste un modo per piegare lo spazio-tempo a nostro piacimento?

Se sei un musicista e, nello specifico, un batterista ti svelerò un trucco molto semplice per creare l’illusione di poter accelerare e rallentare l’andamento del brano.

Prendiamo un groove semplice a terzine.

Ora, mantenendo lo stesso ostinato e le stesse voci, spostiamo la posizione di cassa e rullante creando una poliritmia dove il groove a 4/4 diviene un 6/4, ma è solo un’illusione.

Avrai sicuramente notato che in questo modo sembrerà di accelerare, anche se in realtà è solo una percezione.

Proviamo ora a fare l’esatto opposto, rallentiamo il tempo.

Anche in questo caso sembrerà di andare più lentamente rispetto al beat originario. Ovviamente anche qui l’effetto di poliritmia altera la sensazione che abbiamo del tempo, in questo caso sul 4/4 otteniamo una pulsazione di 3/4.

Come abbiamo visto la poliritmia è un ottimo modo per poter modellare lo spazio-tempo. Ovviamente è solo uno dei tanti modi per poterlo fare, ecco perché ti consiglio di iscriverti ai corsi di AltreTecniche per approfondire l’argomento.

L’aria fresca fa sempre bene?

L’equilibrio tra vecchio e nuovo

Facciamo un gioco: prendi i tuoi ultimi CD acquistati o la cronologia delle tue ultime playlist.

Hai fatto? Bene.

Quanto di questo materiale è stato pubblicato negli ultimi due anni?

Se la risposta è “più della metà” non posso che farti i miei complimenti!

Se la risposta è “una piccola parte” c’è un problema, n problema che affligge molte persone, me compreso. Se aggiungiamo il fatto che questa anomalia la possiedono molti musicisti, la cosa si fa preoccupante!

Vedi, noi musicisti hanno da sempre avuto il gusto del vecchio: i chitarristi di una volta avevano più sentimento, le canzoni spaccavano di più quarant’anni fa e via discorrendo.

Tutto molto bello. Peccato che nel momento in cui uno di questi musicisti, amante del vintage, si mette a scrivere un brano, sorprendentemente esso puzzerà di vecchio.

E qual è la frase fatta che senti dire molto spesso da un musicista? “Non c’è più musica originale“.

Ironico.

Siamo caduti in un loop infernale da cui sembra impossibile uscire.

Quindi, caro lettore, che fare? Ripudiare la storia della musica? Giammai!!!

Il passato sono le fondamenta su cui costruire la nostra arte: tutti i grandi pittori erano e sono esperti delle tecniche antecedenti, e noi musicisti dovremmo fare altrettanto.

Rinnegare la storia vuol dire non poter acquisire gli strumenti di comprensione necessari per poter intraprendere una carriera musicale.

Allora cosa fare per poter uscire dal circolo vizioso? Ascoltare solo musica moderna? No, o meglio Sì, o meglio Ni.

Non si può accettare per buono tutto quello che il mercato offre. Ecco perché ti voglio dare queste semplici regole per poter ricercare la nuova musica di qualità:

1 – il genere non esiste

Non soffermarti al genere, viviamo in un’epoca in cui la contaminazione musicale ha raggiunto un livello tale da distruggere completamente ogni regola. Tolto questo filtro, il tuo orecchio sarà più curioso che mai.

2 – i musicisti non esistono

Se sei un musicista molto spesso incappi nell’errore di concentrare l’attenzione verso il proprio strumento, perdendo completamente la focalizzazione sul brano. Un errore che ho fatto anch’io per molti anni.

3 – Il suono è tutto

La scelta dei suoni è fondamentale e il tuo giudizio deve essere il più obiettivo possibile: non è una questione di gusti, ma di contesto in cui un suono viene usato e perché.

4 – Ci saresti mai arrivato?

Come scritto nell’articolo precedente, l’ascolto attento è sempre fonte d’ispirazione, oltre ad essere un ottimo esercizio. Forse così, con un orecchio rivolto alle “novità”, ci libereremo di questo loop privo di idee che ci attanaglia.

Le idee stanno ovunque, come diceva Platone, e talvolta sono così perfettamente sfruttate da non coglierle al primo ascolto. Ascolta bene il brano, se è di qualità ti accorgerai di un fraseggio o di una soluzione che tu non avresti mai pensato.

L’esercizio migliore

Esistono molti esercizi per migliorare le proprie performance, come il lavoro sull’indipendenza, lo studio dell’armonia, del solfeggio e dell’improvvisazione. Poi c’è un semplice esercizio che può portare molti benefici: l’ascolto.

Ascoltare musica può essere un esercizio estremamente utile sotto molti aspetti, nonché essere un piacevole passatempo.

L’ascolto attento e critico porta a captare spunti interessanti per le proprie composizioni e a trovare fraseggi nuovi con cui potersi esercitare.

Esercizio al pianoforte

Nel nuovo millennio siamo abituati a sentire generi musicali colmi di contaminazioni, un modus operandi che ha portato a sentire le idee più assurde.

La cosa più assurda, forse, è che non c’è limite alla fantasia.

La continua contaminazione infatti può portare a variazioni pressoché infinite, per cui avere la mente aperta e ascoltare ciò che il panorama musicale ha da offrire è senza dubbio una buona cosa.

Legandomi a ciò che ho appena scritto, un altro vantaggio che l’ascolto musicale comporta è lo sviluppo della creatività.

Paradossalmente, quando prendiamo spunto da altri musicisti siamo molto più creativi. Non solo perché tendiamo a personalizzare ciò che apprendiamo secondo le nostre preferenze, ma soprattutto perché questo ci porta ad un cambio di prospettiva e di conseguenza a un approccio musicale diverso.

Tutto molto bello, ma cosa ascoltare?

Esercizio di ascolto.

Mentirei se ti dicessi di non ascoltare i musicisti che hanno fatto la storia dello strumento di riferimento, si deve partire da loro senza ombra di dubbio.

Il rischio però è quello di fossilizzarsi.

Quindi ti consiglio vivamente di ascoltare musica che non è nelle tue corde, generi che non conosci o che non apprezzi, per cercare di capirne il contesto e di captarne i punti di forza.

A tal proposito ti consiglio di seguirci con la rubrica “Antica Discografia del Corso“, dove portiamo spunti di ascolto interessanti.

Potrebbe essere un buon modo per ampliare i tuoi orizzonti.

Il futuro del batterista

Come insegnante di batteria mi capita molto spesso di ripensare al mio percorso didattico, ripercorrendo le varie tappe e analizzando gli studi percorsi e devo ammettere che ho qualche rammarico.

Non ho nulla da dire sugli studi affrontati, né tanto meno sugli insegnanti (che reputo i migliori e ancora oggi li ringrazio). Piuttosto il problema è da individuare sul futuro della batteria e in maniera più specifica il futuro del batterista.

A livello di studio si tratta certamente di uno tra gli strumenti più complessi e più impegnativi fisicamente e psicologicamente. Forse questi e altri problemi di natura logistica possono essere in parte la causa del calo di affluenza ai corsi di batteria.

Quindi il batterista è una figura destinata ad estinguersi? Assolutamente no!

Nell’ultimo secolo abbiamo visto un avanzamento tecnologico senza precedenti e a beneficiarne è stata anche l’industria musicale con l’approdo nel mercato di strumenti innovativi che non solo hanno ampliato la tavola dei colori della nostra creatività, ma hanno reso le cose più facili e snelle per la produzione.

Con l’avvento delle prime Drum Machine e successivamente dei VST in grado di emulare perfettamente i suoni della batteria, il batterista da studio ha iniziato a subire un calo di lavoro, chiudendo un mercato già sin troppo ristretto.

Questo fenomeno è stato causato ovviamente da un interesse economico: produzioni più veloci, meno costi, più guadagno.

Certamente, la batteria acustica in molti contesti di studio è ancora indispensabile per la resa finale e difficilmente verrà totalmente sostituita, ma se pensiamo alle opportunità presenti anche solo 25 anni fa, notiamo che il quadro non è dei più rosei.

Ecco perché il batterista moderno non solo deve conoscere al meglio il proprio strumento, ma deve essere in grado di gestire le nuove (e non) tecnologie (drum machine, VST, protocollo MIDI, sintetizzatori). Deve inoltre saper gestire un arrangiamento, avere un orecchio critico in fase di pre e post produzione, insomma deve saper lavorare a tutto tondo, ancora di più che altri musicisti.

Solo in questo modo la figura del batterista può sopravvivere e godere di nuova vita.

La cosa ti spaventa? Nessun problema! AltreTecniche è in grado di offrirti un percorso didattico ad Hoc per venire incontro alle nuove esigenze del mercato musicale.

Resta aggiornato e informati sui nostri corsi e sui nostri Workshop.

Per fortuna siamo nel 2020 e c’è la DIDATTICA ONLINE

La situazione attuale sta svelando piccoli e grandi difetti dei più svariati campi: dai risvolti positivi di uno smart-working che prima veniva concesso con il contagocce, mentre ora si rivela mantenere un’ottima resa; passando per il grande punto interrogativo dei lavoratori dello spettacolo.

A questo proposito mi limito ad un solo commento: sono d’accordo con il fatto che le cose debbano cambiare, che la nostra posizione debba essere tutelata e difesa.
Ma vi ricordo che è così da sempre.

Con ciò liquido il discorso; la situazione è molto più complessa di un semplice o così o cosà, e richiederebbe di mettere mano ad un’intera architettura incancrenita.
A prescindere da tutto è sacrosanto che ci si impegni perché le cose vengano risolte al meglio: tanto per noi che viviamo in questo momento di disagio, quanto per chi proseguirà negli anni a venire perché possa godere di una struttura più solida su cui costruire la propria professione.

And now, for something completely different!

La situazione della didattica online non è qualcosa di completamente diverso, ma emblematico di un mondo – quello della musica e della didattica musicale – che è pronto per un cambiamento, e che sta mostrando di avere le carte per portare un’aria di novità.

I vari portali di cui abbiamo parlato, come Jamtaba, Jamkazam, o i più classici e famosi Skype, Classroom e Zoom, sono ottime risorse per mantenere la continuità didattica a cui tanto si punta, e che sappiamo essere il pilastro principale del rapporto con il proprio allievo.

Per chi come me ha nel suo curriculum di docente prevalentemente materie teoriche, la situazione non è troppo compromessa; certo non è piacevole doversi interfacciare solo con uno schermo ed una webcam, ma adottando le giuste strategie si possono raggiungere degli ottimi risultati.

In questo periodo – sull’onda di quanto abbiamo voluto sottolineare nella nostra scorsa pubblicazione – propongo molti ascolti ai miei allievi, sapendo che hanno più tempo per dedicarcisi, e la possibilità di staccare un po’ dalla situazione attuale.

Insisto sulla loro produzione, cercando di rendere tanto la lezione e i compiti, quanto più leggeri possibile. Per le materie pratiche è un altro conto e non solo da insegnante, ma anche da studente, percepisco un distacco che può risultare davvero deleterio. 

Il primo scoglio è il suono: non si può verificare, non si ha un riscontro effettivo, ma sta a noi docenti e studenti fare fronte a questa cosa. Chi ha la possibilità di utilizzare attrezzatura adeguata può migliorare la qualità di una lezione o trovare i mezzi per renderla meno peggio.

Ed i docenti che sono meno avvezzi a queste cose hanno il dovere di documentarsi e fornire un servizio migliore ai loro allievi.

Gli scontri tra classicisti e modernisti ora non hanno più senso: siamo tutti nella stessa barca e tutti dobbiamo stare a galla, supportarci ed arrivare alla terraferma!

Credo però che in fondo a tutto questo torni a galla il vero scopo di un docente, che non è (solo) quello di ingozzare un allievo di nozioni, ma soprattutto di educarlo.
Il nostro compito non è quello di creare dei piccoli automi che riproducano a macchinetta partiture, o che sputino brani nuovi a raffica, ma di coltivare degli esseri pensanti, fornendogli le metodologie per scoprire il mondo.

È molto importante che sappiano questa cosa e che ci vedano lottare per ciò che sogniamo, che possano cogliere insieme a noi in un futuro si spera più prossimo possibile, il frutto di un impegno collettivo e di una determinazione tipica di chi fa Arte.

Il nostro è un lavoro.
Senza mezzi termini, ed ognuno di noi sa quanto è costato in termini di energia, tempo e soldi. 
È anche una passione, ma una cosa non esclude l’altra, anzi, dovrebbe ricordare a chi ci liquida con sufficienza, che proprio perché è anche una passione, una volta calpestata fa ancora più male.