Per fortuna siamo nel 2020 e c’è la DIDATTICA ONLINE

La situazione attuale sta svelando piccoli e grandi difetti dei più svariati campi: dai risvolti positivi di uno smart-working che prima veniva concesso con il contagocce, mentre ora si rivela mantenere un’ottima resa; passando per il grande punto interrogativo dei lavoratori dello spettacolo.

A questo proposito mi limito ad un solo commento: sono d’accordo con il fatto che le cose debbano cambiare, che la nostra posizione debba essere tutelata e difesa.
Ma vi ricordo che è così da sempre.

Con ciò liquido il discorso; la situazione è molto più complessa di un semplice o così o cosà, e richiederebbe di mettere mano ad un’intera architettura incancrenita.
A prescindere da tutto è sacrosanto che ci si impegni perché le cose vengano risolte al meglio: tanto per noi che viviamo in questo momento di disagio, quanto per chi proseguirà negli anni a venire perché possa godere di una struttura più solida su cui costruire la propria professione.

And now, for something completely different!

La situazione della didattica online non è qualcosa di completamente diverso, ma emblematico di un mondo – quello della musica e della didattica musicale – che è pronto per un cambiamento, e che sta mostrando di avere le carte per portare un’aria di novità.

I vari portali di cui abbiamo parlato, come Jamtaba, Jamkazam, o i più classici e famosi Skype, Classroom e Zoom, sono ottime risorse per mantenere la continuità didattica a cui tanto si punta, e che sappiamo essere il pilastro principale del rapporto con il proprio allievo.

Per chi come me ha nel suo curriculum di docente prevalentemente materie teoriche, la situazione non è troppo compromessa; certo non è piacevole doversi interfacciare solo con uno schermo ed una webcam, ma adottando le giuste strategie si possono raggiungere degli ottimi risultati.

In questo periodo – sull’onda di quanto abbiamo voluto sottolineare nella nostra scorsa pubblicazione – propongo molti ascolti ai miei allievi, sapendo che hanno più tempo per dedicarcisi, e la possibilità di staccare un po’ dalla situazione attuale.

Insisto sulla loro produzione, cercando di rendere tanto la lezione e i compiti, quanto più leggeri possibile. Per le materie pratiche è un altro conto e non solo da insegnante, ma anche da studente, percepisco un distacco che può risultare davvero deleterio. 

Il primo scoglio è il suono: non si può verificare, non si ha un riscontro effettivo, ma sta a noi docenti e studenti fare fronte a questa cosa. Chi ha la possibilità di utilizzare attrezzatura adeguata può migliorare la qualità di una lezione o trovare i mezzi per renderla meno peggio.

Ed i docenti che sono meno avvezzi a queste cose hanno il dovere di documentarsi e fornire un servizio migliore ai loro allievi.

Gli scontri tra classicisti e modernisti ora non hanno più senso: siamo tutti nella stessa barca e tutti dobbiamo stare a galla, supportarci ed arrivare alla terraferma!

Credo però che in fondo a tutto questo torni a galla il vero scopo di un docente, che non è (solo) quello di ingozzare un allievo di nozioni, ma soprattutto di educarlo.
Il nostro compito non è quello di creare dei piccoli automi che riproducano a macchinetta partiture, o che sputino brani nuovi a raffica, ma di coltivare degli esseri pensanti, fornendogli le metodologie per scoprire il mondo.

È molto importante che sappiano questa cosa e che ci vedano lottare per ciò che sogniamo, che possano cogliere insieme a noi in un futuro si spera più prossimo possibile, il frutto di un impegno collettivo e di una determinazione tipica di chi fa Arte.

Il nostro è un lavoro.
Senza mezzi termini, ed ognuno di noi sa quanto è costato in termini di energia, tempo e soldi. 
È anche una passione, ma una cosa non esclude l’altra, anzi, dovrebbe ricordare a chi ci liquida con sufficienza, che proprio perché è anche una passione, una volta calpestata fa ancora più male.

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