La scelta sonora viene prima del groove?

In fase di scrittura, noi batteristi, siamo abituati ad elaborare groove e fraseggi in base alla sezione ritmica in corso, spesso quella dettata dal basso e dalla chitarra, o ancora dalle tastiere; e questo basta per poter dare spazio alla creatività.

Tutto molto bello, se non fosse per un piccolo particolare: il suono!

Lavorando con il “vecchio metodo” la scelta sonora risulta essere un surrogato di quello che abbiamo scritto, indipendentemente dall’importanza che diamo.

Essere o non essere… prima l’uovo o la gallina? Prima il suono o la composizione?

Come ho scritto nell’ articolo precedente, per ottimizzare i tempi durante la fase compositiva è necessario partire da un’idea, un concetto, e di conseguenza sviluppare il tutto senza alcun limite.

Basandomi su questo viene naturale capire quali scelte sonore possa sfruttare o quali suggestioni io voglia creare per dare forma al brano o quantomeno al groove.

Ebbene sì: il suono è tutto! Senza di esso non staremmo qui a discutere di musica, allora perché deve essere una conseguenza e non il fine ultimo?

Per capire che suono generare come impiegarlo è necessario capire cosa volete comunicare. Ogni soluzione timbrica ha dentro di sé dei richiami di varia natura che possono interagire con il nostro sistema nervoso in maniera diversa, che questa metta in risalto determinati armonici e o presenti una componente di rumore.

Nondimeno ogni suono viene recepito diversamente a seconda dell’ambiente culturale nel quale si è cresciuti o si è immersi, pertanto determinati suoni possono evocare sentimenti anche contrastanti. Questo è sicuramente un particolare molto interessante e da non sottovalutare.

Trovato il sound giusto va esercitata la sua articolazione al fine di acquisire una notevole dimestichezza, tale che la composizione possa essere molto più fluida e originale di quanto non abbiate immaginato.

Per destreggiarvi in questo argomento vi consiglio due letture che faranno luce su molti argomenti citati in questo articolo: “Il paesaggio sonoro” di Murray Schafer e “L’arte dei rumori” di Luigi Russolo.

Se vuoi approfondire questo argomento puoi iscriverti ai nostri corsi e partecipare ai nostri workshop!

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