La rubrica sotto l'ALBERO: togliamo Bublè dalla naftalina

Natale: neve, legna che arde nel camino, cioccolata calda e Michael Bublè. Diciamocelo, ogni paese ha la sua tradizione che permette alla gente di sentirsi parte integrante di una comunità e, perché no, costruire un clima più familiare e intimo.

Tra le varie certezze che ogni anno ci piombano addosso abbiamo l’immancabile lungometraggio “Una poltrona per due” sulle reti Mediaset, ma anche il nostro caro e vecchio Bublè che ci allieta con la sua musica.

Ma perché, come un orso al rovescio, si sveglia dal letargo e invade la nostra quotidianità?

Il primo motivo che mi viene in mente è la sua assonanza con Frank Sinatra, un cantante che aleggia nella memoria di molti per il crescente senso di nostalgia di un periodo storico-culturale oramai svanito. Un po’ come il periodo natalizio che, oltre ad essere un momento felice, è anche padre di molti ricordi che ci lasciano un malinconico retrogusto.

Un altro motivo è la sua voce calda e morbida. Proprio quello che ci vuole per scaldare le fredde giornate invernali, certamente non come la voce di Mariah Carey con la sua ridondante canzone natalizia che ogni anno le regala una bella tredicesima.

Ascoltare Bublè a Natale è un po’ come accomodarsi su una vecchia poltrona e mettersi una copertina dopo una cena sostanziosa e aspettare che Morfeo ci accompagni in qualche viaggio onirico.

Lo stile smooth jazz dal sapore anni ’50 del cantante canadese ci ricorda che la monotonia non è poi così male, e ogni tanto vale la pena fingere che vada tutto bene, lasciandosi andare a coccole di ogni tipo, magari degustando del buon whisky invecchiato o un’ottima tisana.

Lasciamo che Bublè sia il nostro animatore da villaggio turistico natalizio: sopportiamolo, godiamocelo e lasciamogli fare il suo lavoro. D’altronde tutti devono portarsi a casa la pagnotta, o il panettone.

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