IL bigino dell’ARRANGIATORE: 
poche IDEE ben CONFUSE

Mi capita spesso di lavorare con artisti che richiedono una consulenza o che mi affidano l’arrangiamento dei propri lavori ma non hanno in mente cosa comporti questo intervento.


Le casistiche si possono ridurre a due aree distinte: la prima è fai come ti pare, la seconda invece è lavora solo con quello che ti do.

Se nel primo caso il lavoro procede liscio: trascrizione delle linee principali, analisi armonica, composizione ed orchestrazione, controllo finale da parte del committente; la seconda opzione è sempre più complessa.

È sempre necessario un feedback dell’artista per cui si lavora, evitare scontri inutili sta alla nostra duttilità ed abilità nell’inserire quanto necessario senza snaturare la scrittura o il genere di riferimento, ma anche dare giustificazione alle proprie scelte è una giusta alternativa. Molte volte mi permetto di aggiungere qualcosa di personale, all’apparenza estraneo al brano, ma ogni scelta opportunamente motivata ha pagato il rischio.

Il problema sorge nel momento in cui l’artista non è in grado di comprendere le fasi di lavorazione: per lui la scrittura è stata il songwriting. La difficoltà di chi prende questa posizione è la chiusura di fronte a qualsiasi input esterno, e la reticenza ad andare a fondo del suo lavoro preliminare.

Arrangiare vuol dire anche comprendere i meccanismi descrittivi che motivano la scelta di certi accordi, parole o strutture. Quando ci troviamo davanti un muro di gomma è impossibile procedere.

Ancora più difficile è mettersi al lavoro con le band. I brani che un gruppo porta sono retaggio di abitudini meccaniche allo strumento e non tengono conto di una scrittura funzionale. Il registro, il timbro, la diteggiatura, la scelta nella programmazione di un suono ed i fraseggi stessi si stratificano su atteggiamenti musicali di anni di prassi strumentale sempre uguale. Oltre a questo non vengono recepiti gli input musicali, e si rischia di fare i 4 brani di un demo con delle linee che si somigliano in un modo imbarazzante.

Grazie agli dei non è sempre così!

Questo è un ottimo esempio di un arrangiamento non scontato!

In questo caso però vogliamo immergerci nel prototipo di situazione del lavora solo con quello che ti do. Tanti brani che mi vengono sottoposti sono delle continue proposte di temi nuovi su temi nuovi, riff che cambiano completamente invece di modellarsi nel corso del brano. La frase che popola i miei colloqui preliminari e i diversi incontri di perfezionamento della scrittura è: minimo sforzo, massima resa.

Dipende molto dal genere che si sta affrontando e dal fine descrittivo del brano in questione, ma spesso la giustapposizione dei temi avviene senza un nesso logico-musicale, come se vi trovaste con un parlante che passa dal raccontare dello scorso sabato sera alla briscola con la nonna quando aveva otto anni.

L’esempio è strampalato, ma credo abbia reso l’idea.

La mia proposta in questi casi è quella di applicare meccanismi di elaborazione elementari che arricchiscano il brano assicurando organicità e coerenza.

I sistemi di base per l’elaborazione sono quelli usati dai fiamminghi nel 1500 (Old but Gold!): l’inversione, ovvero la lettura del fraseggio sottosopra su un asse predefinito; il retrogrado, quindi la lettura dal fondo del medesimo stralcio melodico; e l’inversione del retrogrado. In questo modo da una semplice frase ne sono state ricavate quattro. Usare i sistemi di contrazione e dilatazione anche in modo non uniforme permette di sfruttare una sola idea melodica in modi inaspettati.

L’altra proposta è la trasposizione, tonale o modulante, ovvero il processo per cui si muove il fraseggio principale passando su un diverso grado (tonale, non rispettando necessariamente gli intervalli), o muovendosi ad una nuova tonalità (modulante e quindi reale, riproponendo i medesimi intervalli).

Non si tratta di nulla di complesso, tanti di voi sanno benissimo di cosa sto parlando e mi auguro che applichino già questi espedienti.

Si tratta solo di riorganizzare le idee in modo da ottimizzare l’utilizzo del materiale musicale, in questo modo troverete la vostra produzione più prolifica e funzionale al lavoro in studio.

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