I tempi dispari sono troppo difficili? Io non credo.

Nel corso degli anni spesso mi sono sentito dire che i tempi dispari sono troppo difficili o, peggio ancora, suonano artificiali. Come me penso che anche tu, soprattutto se sei fan di questi ritmi, ti sarai sentito dire le stesse cose. Penso però che i tempi siano sufficientemente maturi per discutere un po’ sull’argomento, rivolgendomi soprattutto a chi è più scettico sull’utilizzo del dispari.

Iniziamo soprattutto col dire che l’astio verso questi tempi definiti complessi è prettamente culturale. Il vecchio e nuovo continente hanno sempre preferito l’utilizzo dei tempi pari, con un equilibrio tra accento forte e accento debole. La presenza di questi due momenti era facilmente prevedibile e per l’ascoltatore le informazioni melodiche venivano assimilate più facilmente. Anche durante le marce militari americane la possibilità di dividere la battuta in due momenti principali permetteva di poter scandire fedelmente la pulsazione con il loro movimento.

Una maggiore complessità ritmica la otteniamo con l’utilizzo dei tempi ternari e composti (3/8, 3/4, 6/8, 12/8, …). Questi erano molto utilizzati nella musica sacra perché il movimento ternario della pulsazione evocava la perfezione della Trinità.

Spostandoci verso est la musica cambia, e la ricerca ritmica si fa sempre più complessa. I compositori russi infatti adottano molto spesso tempi dispari per poter “quadrare” le loro melodie, questo perché la melodia non è al servizio del tempo, bensì il tempo al servizio della melodia. Adottando questa prospettiva non esiste più il vincolo dei tempi pari, ma si ha la totale libertà di modellare lo spazio-tempo in base alle esigenze, divenendo padroni della materia musicale nel suo insieme.

Di simile filosofia sono anche gli indiani, i quali scompongono i tala (cicli ritmici della musica indiana) notoriamente costituiti da 16 movimenti, in frasi più brevi, adottando figure in 5 o in 7, con ripetizioni sino alla fine del ciclo.

A questo punto pare chiaro che per addentrarci nel modo dei dispari bisogna innanzitutto… ascoltare musica con tempi dispari! (sai che novità!?).

A questo punto vale la pena fare un altro passo in avanti ed eliminare il tabù dell’innaturalezza del dispari della musica, vendendolo non più come un ostacolo ma come una valida alternativa.

Per fare ciò ti propongo di fare questo semplicissimo esercizio: nell’immagine sotto riportata trovi delle clave (fraseggi) in dispari che ti propongo di eseguire prima lentamente, poi a velocità sempre maggiori.

Inizialmente esegui le frasi (singolarmente) con le mani, aiutandoti con la voce, successivamente

Raggiunta una buona confidenza con esse ti accorgerai di quanto queste cellule suonino molto naturali, ma soprattutto di quanto queste siano molto musicali. Ora, su questa frase comincia ad improvvisare con il tuo strumento creando groove o melodie sempre mantenendo la cellula di riferimento. In men che non si dica non solo stai componendo frasi in dispari, ma stai pure improvvisando! Come nel mio precedente articolo sulle quintine, siamo partiti da una frase di facile esecuzione per apprendere un concetto estremamente complesso.

Questa non è che la punta di un iceberg, ma è comunque il primo passo verso un mondo che spesso viene ingiustamente denigrato per la sua complessità.

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