Kit di sopravvivenza: conoscere melodia e armonia non uccide

Tra gli enormi vantaggi di suonare uno strumento percussivo come la batteria c’è senza dubbio il sollievo dalle ore di studio passate sull’armonia e sulla melodia.

Già… Forse vent’anni fa!

Oggi giorno un batterista che si rispetti deve non solo conoscere il proprio strumento, ma deve essere in grado di arrangiare, comporre, dare senso alle proprie melodie.

È finito il tempo in cui il batterista, mentre pianisti e chitarristi parlavano di intervalli e tonalità, si perdeva nei meandri del suo pensiero per mancanza d’interesse sull’argomento.

Certo, studiare certe cose richiede molto tempo e potrebbe anche molto noioso. Però potrebbe portare enormi vantaggi sul nostro modo di concepire la batteria.

Se non ne sei convinto ti riporto alcuni esempi di grandi batteristi dallo stile unico che, grazie allo studio di melodia ed armonia, hanno costruito un drumming basato sullo sviluppo melodico del proprio drum set.

Marco Minnemann è considerato uno dei batteristi più ecclettici del momento. Il suo stile è unico ed incredibilmente musicale perché basa il suo drumming su una melodie che ripropone sul drum set.

Danny Carey, batterista dei Tool, crea sezioni ritmiche sfruttando i rudimenti batteristici sui tom, generando linee melodiche che si incastrano perfettamente con le linee di chitarra e basso, generando anche groove del tutto innovativi ed estremamente interessanti.

Tornando indietro di qualche anno troviamo Bill Bruford, batterista dei King Crimson. Amante dei Flam, sfruttava questo rudimento come ricerca sonora e timbrica. Ha concepito la batteria come se fosse un pianoforte, e questo gli permetteva di sviluppare groove e fill elettrizzanti, sfruttando anche il concetto di coordinazione armonica.

Ecco quindi tre batteristi che (insieme a molti altri) hanno in comune la conoscenza della materia melodica armonica, aiutati anche dal fatto di essere polistrumentisti. Essi rappresentano l’esempio di come lo studio di materie non propriamente batteristiche, saggiamente utilizzate, possa servire ad ampliare le proprie performance e migliorare la propria personalità artistica, distaccandosi dal semplice accompagnamento col groove.

La rubrica sotto l'ALBERO: Verso il NAMM 2020; resoconto di quello che è stato quest'anno.

Con le vacanze natalizie e la fine del 2019 abbiamo visto molte aziende dell’industria musicale sbizzarrirsi con nuovi prodotti che ingolosiscono la nostra fantasia, ma al contempo prosciugano le nostre finanze.

Con questo articolo facciamo una brevissima panoramica di cosa è stato quest’anno e quali prodotti a mio parere sono stati i più interessanti e innovativi.

Batterie

Spesso vediamo i marchi ampliare il proprio catalogo con nuovi kit e modelli, senza però portare una forte innovazione. Il discorso vale per i costruttori di batterie, di piatti, di bacchette, pelli e meccaniche. Al di là di questo, la mia personale opinione è che la qualità costruttiva stia migliorando ogni anno e sia sempre un piacere provare le novità che le aziende ci offrono. Molto interessante è il Welch Tuning System: un nuovo sistema che permette al batterista di accordare velocemente ed in maniera accurata il proprio strumento.

Nota dolente: la sezione batteria elettronica non ha avuto grandi novità quest’anno, speriamo nel 2020.

Chitarre e Bassi

Nuovi modelli e nuove finiture. Per i nostalgici l’uscita della Jimmy Page Telecaster di casa Fender è stata sicuramente una buona notizia.

Nella sezione effetti ed emulazioni sicuramente è stata interessante l’uscita del Kemper Profiler Stage, utile aggiornamento del sistema di profilazione più famoso in commercio.

Tastiere

L’anno 2019 ha visto oscurare l’impatto mediatico avuto gli scorsi anni dalla Yamaha Genos per fare spazio ad altri due colossi giapponesi: la Roland Fantom e la nuova versione della Korg Kronos. Queste due ammiraglie danno al tastierista un universo di possibilità di programmazione e sonorità, affiancate da un’interfaccia molto intuitiva che non spaventa nemmeno i musicisti più sprovveduti!

Sintetizzatori

La fascia low cost ha avuto la meglio: nuovi Volca che lasciano ancora senza parole per il rapporto qualità/prezzo, nello specifico parlo del Modular, del NuBass e del Drum.

Estremamente interessante l’uscita del MicroFreak di casa Arturia, un synth ibrido con tastiera capacitiva e una matrice di modulazione che permette infinite possibilità.

Un po’ controverso l’Elektron Samples, un buon campionatore che però non ha conquistato come i sintetizzatori dell’azienda svedese.

Per chi se lo può permettere segnalo l’uscita del polifonico marchiato Moog, il Moog One.

Behringer

Questa azienda merita una sezione separata perché negli ultimi anni sta stupendo il mercato (sia per i prodotti sia per il marketing) con una vasta produzione in ogni settore, anche attraverso l’acquisizione di diversi marchi storici che ora fanno parte del suo Music Group.

Sorprendenti sono i nuovi cloni dei sintetizzatori che hanno segnato la storia della musica elettronica, così come le schede audio con preamplificatori Midas, che garantiscono una buona qualità a prezzi illegali (incredibilmente bassi).

Decisamente un’azienda che sta crescendo a livello qualitativo e che sta regalando soddisfazioni, soprattutto a noi poveri musicisti.

AYREON – Electric Castle and Other Tales. 
Andare ai concerti è IMPORTANTE

A ormai due settimane dal concerto degli Ayreon, progetto del compositore olandese Arjen Lucassen, noi di AltreTecniche proponiamo una piccola analisi del lavoro sul palco.

Sono stato al Luxor Theatre quattro anni fa, al Poppodium 013 due anni fa, ma anche questa volta sembra la prima: scenografia da brivido, musicisti spettacolari, un cast di cantanti fuori dal comune. Insomma, un’altra esperienza indimenticabile.

Oltre ad aver collezionato dei bellissimi ricordi di queste tre esperienze, tutte le volte che esco da un concerto porto con me tante riflessioni. Nel corso degli anni, lavorando anche sul palco come tecnico, mi sono svelato la magia di alcuni artifici, i tanti meccanismi dietro ad uno show ben congegnato, ed anche le magagne da risolvere.

I concerti restano momenti unici nella vita di un musicista e segnano profondamente la propria storia ed il proprio background. Penso spesso che sarebbe molto interessante che ogni musicista mettesse un elenco dei concerti a cui ha assistito nel proprio curriculum perché dicono molto di come uno vive la propria passione musicale.

Lo show a cui ho assistito venerdì 13 settembre è un pretesto per introdurre l’argomento, eppure penso che quelle dodicimila persone che hanno mandato le date sold-out in tre giorni abbiano davvero qualcosa da dire a riguardo, quindi mi farò portavoce.

La musica di Lucassen è di qualità superiore.
Vivere nello stato dei fiamminghi – che non sono famosi solo per Rembrandt e la sua cricca di pittori…studiate un po’ di contrappunto! – porta ad avere un background musicale diverso, ed a scrivere musica con una diversa consapevolezza. Non è che tutto quello che è non-Italia va bene, ma è indubbio che la cultura musicale qui sia discutibile.

La cosa più spettacolare non sta nella complessità dei singoli, a cui i Dream Theater (un nome a caso) ci hanno abituati, ma nella capacità di rendere i passaggi d’insieme al meglio. Il cast di musicisti di Electric Castle and Other Tales ha poco a che spartire con una band e molto di più in comune con un’orchestra sinfonica; non nel numero o nelle sonorità ma nella resa d’insieme. 

Passaggi contrappuntati con fraseggi curati, un flusso musicale che si sposta dal doppio pedale di Ed Warby alle tastiere di Joost van den Broek, per catapultarsi a picco sull’arco di Ben Mathot fino a colpire violentemente un pubblico che ha cantato tutto, assoli e riff compresi. Il Poppodium 013 si è trasformato in un luogo di culto.

L’unico effetto simile a questo l’ho sentito in un concerto di tutt’altra natura. Era al Teatro Grande di Brescia ad una serata dedicata a John Cage; gli interpreti erano il quartetto di percussioni Tetrakits, con la splendida voce di Cristina Zavalloni. Si trattava di musica contemporanea, ma in cinque valevano un’orchestra intera ed il clima che si respirava era lo stesso.

Cristina Zavalloni con il quartetto Tetrakits al Teatro Grande di Brescia

Quello che distingue questi esecutori non è solo un fatto di semplici doti o nomea, ma la capacità di immedesimarsi nella musica che propongono; che sia per mezzo di un personaggio o di un semplice fraseggio, quello che distingue una buona esecuzione ad alti livelli è la capacità di comprensione ed interiorizzazione del brano da parte di musicisti e cantanti, nondimeno la direzione artistica precisa che il compositore è in grado di dare.

Dunque quando si va ad un concerto si percepisce proprio questo, è come affondare in una nebbia soffice che investe tutto quello che la pressione sonora riesce ad avvolgere.

Trovo che la cosa più interessante dal vivo sia proprio la prospettiva del musicista: cosa pensa, come si sente mentre esegue, e come ogni concerto di un tour sia uguale ma sempre diverso perché come diceva Eraclito “non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, ma neppure una volta sola”.

Quindi andate ai concerti, assaporate il più possibile quell’aria intrisa di arte – e spesso di sudore – per assorbirne sempre di più, per apprendere. Affrontateli come foste di fronte ad un sapiente che vi svela i segreti del mondo musicale e mettete in pratica tutto una volta allo strumento.

Ecco, magari evitate di scaraventare a terra le chitarre, bruciare cose, lanciare fluidi sui vostri amici che vi ascoltano, sgozzare capretti e mangiare teste dei pipistrelli…sempre che questa fosse vera…

La rubrica sotto l’OMBRELLONE: manuale di sopravvivenza per i festival musicali

Come tutti sappiamo, ogni qualvolta ci avventuriamo in paesaggi nuovi ci troviamo di fronte ad habitat differenti che, per forza di cose, presentano una biodiversità con una fauna locale che la caratterizza.

Dato che il periodo estivo è caratterizzato dalla presenza di molti festival musicali, vorrei parlare di alcune specie di fan che potreste incontrare e di come è opportuno comportarsi con ciascuna di esse.

  • I birraioli: si muovono in piccoli gruppi di 4-5 elementi, sono particolarmente rumorosi ma poco interessati alle band che si cimentano sul palco, a loro importa soltanto che il flusso musicale sia particolarmente ritmato e adeguato al party. Data l’assenza di strati lipidici per l’accumulo dei liquidi necessari a sopravvivere al caldo torrido, soffrono parecchio di disidratazione, per cui devono integrare (o meglio sostituire) la loro dieta con bevande a base di luppolo di mediocre gradazione alcolica. Nel caso ne vedeste qualcuno, è sufficiente imitarne le gesta per potersi confondere tra loro, l’assunzione di alcune dosi di birra riesce a camuffare a sufficienza il proprio odore.
  • Le coppie: si tratta di una specie prevalentemente monogama, per questo non è così facile da trovare in questi ambienti. Questi soggetti prediligono la tranquillità e sperano nell’esecuzione di qualche ballad per poter procedere al rituale di accoppiamento. Essendo una specie non pericolosa basta mantenere le distanze per non incorrere in problemi.
  • Headbanger: sono tra le specie più comuni ai festival e si possono trovare sia come singoli individui sia in gruppi numerosi che possono racchiudere decine, persino centinaia di esemplari. Sono molto vivaci ed energici, socievoli a tal punto da permettervi di diventare parte integrante del gruppo se riuscite ad eseguire correttamente la pratica dell’head-banging. Si tratta di un ballo rituale in cui la parte superiore del corpo (principalmente la testa) si muove scandendo il tempo della canzone. Il movimento può essere rotatorio o perpendicolare al terreno e solitamente va ripetuto per molte ore al giorno. Nonostante prediligano brani in cui il battere sia parecchio inciso e di norma su un 4/4, esistono delle sottospecie che tentano questo ballo rituale su tempi dispari, ma di questo si sa ancora molto poco a causa dell’alto tasso di mortalità che la pratica comporta.
  • Pogo man: al di la di ogni prognostico e di ogni nostra conoscenza sul principio di conservazione che muove ogni forma organica, i pogo men sono soliti collidere tra loro in modo più o meno violento senza motivo apparente. Le affascinanti documentazioni reperibili su internet dimostrano come questo rituale sia molto interessante e potrebbe essere oggetto di studi approfonditi. A chi fosse interessato a partecipare a questo rituale basta posizionarsi in mezzo al branco e spingere con decisione un altro individuo con il solo ausilio delle spalle, generando una reazione a catena che darà il via al pogo. Mi raccomando: fatelo solo se siete muniti di dispositivi di sicurezza.
  • Analyzer: sono estremamente rari e viaggiano da soli o in gruppi di un massimo di 3 esemplari. Privi di qualsiasi cultura sociale, si posizionano in punti strategici, preferibilmente nel miglior punto di ascolto e lontano da qualsiasi altra specie, ed analizzano scrupolosamente le band che si esibiscono, appuntandosi pregi, difetti ed errori. Solitamente sono cultori di musica o musicisti, per cui cercano di mostrare (non si sa bene a chi) la loro conoscenza della materia. Se siete lì per divertirvi vi consiglio di stare lontano da questi esseri molto pericolosi.

Spero di avervi dato informazioni utili per poter affrontare al meglio i festival europei senza il timore di trovarvi a confronto con specie sconosciute senza sapere come comportarvi. Non mi resta che augurarvi un buon divertimento!

La rubrica sotto l’OMBRELLONE: 
l’esercizio in VACANZA.

Estate + Caldo = Vacanza.

Ma il musicista sa che non può permettersi troppa licenza, perché “se non suono per un giorno me ne accorgo io, se non suono per una settimana se ne accorge la critica, ma se non suono per più tempo se ne accorge il pubblico”.

Per mantenere tono muscolare e fluidità quando l’imperativo è CAZZEGGIO, bisogna trovare un risvolto positivo alle dure giornate al mare. Quando perfino la scelta dal menù a buffet della colazione continentale sembra un’attività inutile ricordatevi che una prospettiva diversa la trasformerà in esercizio.

IN SPIAGGIA

Batteristi: il gesto di frusta per scuotere la sabbia dall’asciugamano può sensibilmente migliorare la vostra moeller.
Tastieristi: evitate i racchettoni che mettono a dura prova i polsi, preferite il beachvolley per rinforzare le dita. Prestate sempre attenzione.
Chitarristi e Bassisti: per rinforzare le braccia nella presa si consigliano spalle ben rilassate ed un movimento rotatorio morbido quando si pianta l’ombrellone.
Cantanti: vocalizzi sott’acqua, così siamo sicuri che non disturbiate.

IN PISCINA

Batteristi: dato che generalmente siete pigri, un fluido movimento dei piedi immersi in acqua favorirà l’esercizio dei pedali.
Tastieristi: la piscina non offre opzioni particolari per i tasti. L’attività che consigliamo è trasversale; concentratevi sullo spalmare la crema solare. Si consiglia di praticare solo ai conoscenti.
Chitarristi e Bassisti: evitate il vostro approccio tipico, non avete lo strumento e rischierestie una pessima figura. Cercate di non annegare, basta ed avanza.
Cantanti: simulare un annegamento per esercitare la resistenza con dinamiche e acuti è una buona opzione, ma consigliamo anche l’esercizio dell’apnea.

AL MINIGOLF

Batteristi: il golf è sempre ottimo per migliorare il proprio swing.
Tastieristi: spalle rilassate per un movimento fluido; non serve che centriate la buca, meglio puntare al fuori pista per obbligarsi a raccogliere la palla con la giusta pressione dei polpastrelli.
Chitarristi e Bassisti: anche per voi spalle rilassate per un buon movimento. A differenza della pratica all’ombrellone potete verificare la vostra agilità negli spostamenti.
Cantanti: cercate di vincere, così potrete esultare cantando. Se doveste perdere lanciatevi in lamentazioni. Se in un testa-a-testa minacciate l’avversario con del growl.

A TAVOLA

Batteristi: ripasso dei rudimenti con le posate, migliorano la presa, mentre bicchieri, piatti e cesti del pane offrono superfici non uniformi per il rimbalzo.
Tastieristi: l’estenuante attesa tra primo e secondo al ristorante dell’hotel permette il ripasso degli esercizi meccanici per le dita da camuffare come gesto di stizza.
Chitarristi e Bassisti: idem come sopra per la mano alla tastiera, mentre per l’articolazione del pizzico consigliamo l’ordine di carne bruciacchiata per grattare via lo scuro con le unghie (per i classicisti) o con il coltello (per chi fosse abituato al plettro).
Cantanti: si consiglia il digiuno, almeno non sarete calanti.

LA SERA

Batteristi: in villaggio turistico sono molti gli eventi per gli ospiti. Andateci e cercate di far battere le mani a tempo a tutta l’audience. Una volta raggiunto questo obiettivo forzate un battere di battuta.
Tastieristi: per migliorare le soluzioni di programmazione cercate di hackerare l’ufficio eventi del villaggio turistico e modificate l’intera settimana.
Chitarristi e Bassisti: per voi un esercizio più semplice. Cercate di essere naturali nel battere le mani per applaudire gli spettacoli serali. Tanto non c’è possibilità che andiate a tempo nemmeno col batterista.
Cantanti: questo è il vostro momento. Partecipate agli eventi karaoke al villaggio turistico presentandovi come neofiti.

Seguite i nostri consigli e non sbaglierete, tornerete dalle vacanze più in forma di prima.
Fateci sapere com’è andata!

A presto con un nuovo appuntamento della Rubrica sotto l’Ombrellone!