Il futuro del batterista

Come insegnante di batteria mi capita molto spesso di ripensare al mio percorso didattico, ripercorrendo le varie tappe e analizzando gli studi percorsi e devo ammettere che ho qualche rammarico.

Non ho nulla da dire sugli studi affrontati, né tanto meno sugli insegnanti (che reputo i migliori e ancora oggi li ringrazio). Piuttosto il problema è da individuare sul futuro della batteria e in maniera più specifica il futuro del batterista.

A livello di studio si tratta certamente di uno tra gli strumenti più complessi e più impegnativi fisicamente e psicologicamente. Forse questi e altri problemi di natura logistica possono essere in parte la causa del calo di affluenza ai corsi di batteria.

Quindi il batterista è una figura destinata ad estinguersi? Assolutamente no!

Nell’ultimo secolo abbiamo visto un avanzamento tecnologico senza precedenti e a beneficiarne è stata anche l’industria musicale con l’approdo nel mercato di strumenti innovativi che non solo hanno ampliato la tavola dei colori della nostra creatività, ma hanno reso le cose più facili e snelle per la produzione.

Con l’avvento delle prime Drum Machine e successivamente dei VST in grado di emulare perfettamente i suoni della batteria, il batterista da studio ha iniziato a subire un calo di lavoro, chiudendo un mercato già sin troppo ristretto.

Questo fenomeno è stato causato ovviamente da un interesse economico: produzioni più veloci, meno costi, più guadagno.

Certamente, la batteria acustica in molti contesti di studio è ancora indispensabile per la resa finale e difficilmente verrà totalmente sostituita, ma se pensiamo alle opportunità presenti anche solo 25 anni fa, notiamo che il quadro non è dei più rosei.

Ecco perché il batterista moderno non solo deve conoscere al meglio il proprio strumento, ma deve essere in grado di gestire le nuove (e non) tecnologie (drum machine, VST, protocollo MIDI, sintetizzatori). Deve inoltre saper gestire un arrangiamento, avere un orecchio critico in fase di pre e post produzione, insomma deve saper lavorare a tutto tondo, ancora di più che altri musicisti.

Solo in questo modo la figura del batterista può sopravvivere e godere di nuova vita.

La cosa ti spaventa? Nessun problema! AltreTecniche è in grado di offrirti un percorso didattico ad Hoc per venire incontro alle nuove esigenze del mercato musicale.

Resta aggiornato e informati sui nostri corsi e sui nostri Workshop.

ANTICA DISCOGRAFIA DEL CORSO – Crash Bandicoot N’Sane Trilogy

Era il 1996 quando uno dei più celebri videogame per Playstation arrivava nelle case di ragazzini e ragazzine per segnare una vera e propria generazione con i suoi personaggi, i livelli e naturalmente…la colonna sonora.

Dopo numerose vicissitudini, capitoli più o meno di successo, nel 2017 viene annunciata la Crash Bandicoot N’Sane Trilogy, il remake della prima trilogia di questo fantastico capitolo della storia delle arti digitali, con grafiche nuove, sistemi implementati e soprattutto una colonna sonora rimessa a nuovo.

Brani iconici che ancora, dopo solo poche note, prendono forma dalla nostra memoria, ma ora con un lavoro di produzione davvero impressionante: una scrittura aggiornata, suoni curati, un lavoro davvero stupendo.

Possiamo dire che il destinatario non sia solo il classico gamer, ma un pubblico più ampio che possa ascoltare questa raccolta senza necessità dell’interplay, ma solo per diletto e divertimento.

L’esplosione dell’HOME RECORDING durante la QUARANTENA

È un dato di fatto che per chi non stia lavorando in smart-working la situazione attuale permetta più tempo per coltivare alcuni dei propri hobby, per sistemare quel ripostiglio che da anni si evita con misurata dovizia, ed anche per mettersi alla prova con qualcosa di nuovo.

Certo la situazione di isolamento e quarantena porta con se notevoli disagi che abbracciano tanto il piano economico per chi era in situazione precaria o per chi abbia dovuto richiedere misure di previdenza, quanto il nostro stato psicofisico per la vicinanza con il parentado o anche solo con i vicini rumorosi.

Il dato che salta subito all’occhio è l’esplosione dell’Home Recording, il nascere di nuovi canali YouTube, e le iniziative sorte per agevolare e supportare queste situazioni. Alcuni sono temi scottanti che non mancano in generale, ma trovano maggiore spazio in questo periodo, e vale la pena di prenderli in esame.

L’Home Recording non è certo nato in questa quarantena, ma è sicuramente una delle attività preferite dai musicisti in solitaria ed in gruppo, sia per semplici registrazioni che per le dirette sui social. 

Sono diversi anche i portali che hanno permesso questo fiorire dei concerti in live streaming, e diversi artisti, gruppi ed associazioni vi hanno preso parte per mantenere vivo il legame che unisce gli artisti tra di loro e gli artisti al proprio pubblico.

Il social per eccellenza deputato a questo resta YouTube, che vede una notevole nuova genia di giovani canali nati proprio in questo periodo. Come abbiamo detto per tanti si tratta non solo di proseguire con il proprio lavoro, ma anche di poter continuare a coltivare una passione con i propri colleghi nei gruppi con prove a distanza o misurarsi con il mondo delle registrazioni.

Perché tengo a ricordare che la prima tappa per arrivare preparati in studio di registrazione è proprio l’Home Recording: allenare la mente, essere pronti a reagire agli input del direttore di presa o del produttore e sopportare la tensione della presa sono abilità da esercitare il più possibile prima di arrivare a fissare su supporto le proprie produzioni.

A supporto di tutto ciò ci sono numerose iniziative a livello internazionale, flashmob ed eventi in condivisione sui social network. 

La prima e più nobile è #youfollowmeifollowyou , iniziativa promossa da diversi produttori di strumenti e tra i più recenti utenti di YouTube per supportare reciprocamente i propri canali fino ad arrivare alla monetizzazione.

#balconydrone conosciuta anche come #dronedubalcone o #dronedalbalcone vede ogni venerdì concerti in live streaming tra diversi utenti nella produzione di dronemusic dal vivo. L’iniziativa è stata promossa da un collettivo canadese e supportata dalla comunità di TorinoModulare.

Allo stesso modo MilanoModulare e GenovaModulare hanno contribuito a pubblicare alcuni live-set di utenti ed iscritti per permettere di portare la musica a più orecchie ed occhi possibile.

Ne sto dimenticando tantissimi, ma basta una rapida ricerca sui social o sul browser per scovare concerti e dirette interessanti.

Tutto questo è nettamente positivo perché ci permette di entrare in contatto con tanti altri utenti e colleghi, poter scambiare opinioni ed alimentare la nostra rete per accelerare anche il nostro apprendimento.

Ed a questo proposito sono davvero tantissimi i marchi che hanno creato percorsi di studi ad hoc ed a prezzi supervantaggiosi per gli utenti più affamati di sapere: ci sono diversi corsi per Ableton Live a prezzi ribassati, un corso per linguaggio di programmazione informatico e musicale chiamato Faust, corsi di fotografia, editing e 3D gratuiti online, e tantissimo altro.

Il mio consiglio è di non lasciarsi sfuggire queste occasioni e cominciare a sperimentare qualcosa di nuovo come fosse un’avventura inaspettata. Per alcuni già la cucina può diventare un ampio terreno di sperimentazione, e sappiate che avete tutto il mio supporto!

Da ultimo resta il problema del moto e della forma fisica, ma per quello vi indirizzo ai meravigliosi tutorial di Fabrizio Rat, pubblicati direttamente sulla sua pagina Facebook!


La scelta sonora viene prima del groove?

In fase di scrittura, noi batteristi, siamo abituati ad elaborare groove e fraseggi in base alla sezione ritmica in corso, spesso quella dettata dal basso e dalla chitarra, o ancora dalle tastiere; e questo basta per poter dare spazio alla creatività.

Tutto molto bello, se non fosse per un piccolo particolare: il suono!

Lavorando con il “vecchio metodo” la scelta sonora risulta essere un surrogato di quello che abbiamo scritto, indipendentemente dall’importanza che diamo.

Essere o non essere… prima l’uovo o la gallina? Prima il suono o la composizione?

Come ho scritto nell’ articolo precedente, per ottimizzare i tempi durante la fase compositiva è necessario partire da un’idea, un concetto, e di conseguenza sviluppare il tutto senza alcun limite.

Basandomi su questo viene naturale capire quali scelte sonore possa sfruttare o quali suggestioni io voglia creare per dare forma al brano o quantomeno al groove.

Ebbene sì: il suono è tutto! Senza di esso non staremmo qui a discutere di musica, allora perché deve essere una conseguenza e non il fine ultimo?

Per capire che suono generare come impiegarlo è necessario capire cosa volete comunicare. Ogni soluzione timbrica ha dentro di sé dei richiami di varia natura che possono interagire con il nostro sistema nervoso in maniera diversa, che questa metta in risalto determinati armonici e o presenti una componente di rumore.

Nondimeno ogni suono viene recepito diversamente a seconda dell’ambiente culturale nel quale si è cresciuti o si è immersi, pertanto determinati suoni possono evocare sentimenti anche contrastanti. Questo è sicuramente un particolare molto interessante e da non sottovalutare.

Trovato il sound giusto va esercitata la sua articolazione al fine di acquisire una notevole dimestichezza, tale che la composizione possa essere molto più fluida e originale di quanto non abbiate immaginato.

Per destreggiarvi in questo argomento vi consiglio due letture che faranno luce su molti argomenti citati in questo articolo: “Il paesaggio sonoro” di Murray Schafer e “L’arte dei rumori” di Luigi Russolo.

Se vuoi approfondire questo argomento puoi iscriverti ai nostri corsi e partecipare ai nostri workshop!

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Come migliorare i propri brani inediti

Far parte di un progetto il cui unico scopo è scrivere brani inediti è sempre un’esperienza meravigliosa e per certi versi educativa.

Capita spesso però che l’entusiasmo e l’adrenalina prendano il sopravvento e nella foga di scrivere i brani si perda il punto focale, ovvero quello di comunicare.

Tutti noi musicisti, specialmente nelle prime esperienze, abbiamo composto brani cercando di inserire il maggior numero di nozioni teoriche, cercando di mettere in mostra tutta la nostra dedizione allo studio.

I chitarristi durante i soli sguinzagliano le proprie dita, lasciandole libere di eseguire quante più note possibili.

I bassisti sempre pronti a buttarci parti in slap, tapping e ghost notes come se piovessero.

I batteristi si disarticolano per creare groove improbabili e altrettanti fantascientifici fill.

I cantanti con le corde vocali sguainate smitragliano vocalizzi a più non posso.

Alla fine dell’ipotetico brano l’ascoltatore sarà travolto da tecnicismi incredibili, ma poi? Poi nulla!

Innanzitutto la musica è una forma d’arte attraverso la quale è possibile comunicare qualcosa al di là della profondità del messaggio, ma questo deve essere chiaro e ben argomentato, un po’ come quando si instaura un discorso.

Un consiglio che mi permetto di dare è certamente quello di partire da un’idea. Questa non dev’essere necessariamente musicale, ma potrebbe benissimo essere una frase letta in un libro, qualcosa visto in un film o una serie tv, un fatto di vita: qualsiasi cosa. Da questa idea si cerca di capire che cosa o che messaggio far trapelare.

L’ideale è sempre e comunque munirsi di un foglio per poter schematizzare tutto ciò che emerge dal nostro Brain Storming.

Non appena deciso il tipo di messaggio da passare bisogna capire quale sia il mood più efficace per il brano: capire se la canzone sarà una ballad, ritmata o aggressiva, cupa o altro è un buon modo per canalizzare il flusso creativo, ottimizzando il tempo a disposizione.

Attenzione: questo non vuol dire che il brano debba per forza seguire un unico stile. Potrebbe benissimo variare durante il suo sviluppo per dare un maggior senso di dinamicità.

Ora che le idee iniziano a farsi concrete, la stesura dei singoli elementi sarà più simbiotica e maggiormente collaborativa. La creazione sarà subordinata all’argomento scelto lasciando “in secondo piano” i tecnicismi, in quanto saranno solo un mezzo per raggiungere uno status comunicativo efficace e d’impatto.

Seguendo questo schema, paradossalmente riuscirete a scrivere brani più complessi a livello tecnico e sicuramente più innovativi. In fondo è la stessa differenza che c’è tra l’argomentare al momento un discorso e prepararselo a casa.

Ovviamente questi sono solo alcuni piccoli consigli che potrebbero essere utili per poter ottimizzare e migliorare la resa delle vostre composizioni.

Svilupperemo approfonditamente questo argomento all’interno dei nostri percorsi didattici, per cui resta sintonizzato per non perderti i prossimi corsi e workshop!

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