Batteria: come scrivere le parti senza essere esiliati dalla Band

Ammettiamolo: a nessuno interessano i fronzoli del batterista se non al batterista stesso.

Una verità tanto amara quanto invalicabile. Perché i chitarristi possono divertirsi con tecnicismi nei soli e i cantanti con vocalizzi pirotecnici, mentre noi poveri batteristi siamo relegati in un eterno loop con rullante sul 2 e sul 4 con cassa a inizio battuta?

Volutamente non cito i bassisti perché, diciamolo: il basso non si sente (scherzo eh!).

È giunto il momento di dire basta! Facciamo fruttare quelle ore di studio passate sui paradiddle e sulle più bizzarre poliritmie, creiamo una rivolta aggiungendo ciò che ci piace nei nostri brani.

Sì, ma come fare senza che il resto della band ci scopra? In questo articolo vediamo come camuffare alcuni virtuosismi senza destare sospetto.

Se come me sei un fan del paradiddle, tendo ad inserirlo praticamente in qualsiasi cosa, compreso il serbatoio dell’auto. È anche vero che molte volte la sua natura (generalmente a sedicesimi) può creare scompiglio, specie se il brano predilige un accompagnamento ad ottavi.

In questo caso si potrebbe risolvere utilizzando degli incastri.

Mantenendo un accompagnamento ad ottavi sul charleston con la mano destra (sinistra se siete mancini) esegui il paradiddle con la cassa e la mano sinistra (destra per i mancini) che si trova sul rullante, mantenendo gli accenti sul 2 e sul 4 e declassando gli altri colpi a delle ghost note.

Con la cassa mi raccomando di mantenere un accento forte sull’1 e sul 3.

Questo trucco tanto semplice quanto geniale è stato reso famoso dal batterista di James Brown il quale, pur mantenendo il classico beat sul 2 e 4 e accompagnamento ad ottavi, colorava il groove con delle ghost a sedicesimi, su ispirazione della figura del paradiddle.

Perfetto! Abbiamo aggiunto qualche chicca senza destare sospetto!

Ma proviamo ad osare…

Se volessimo aggiungere un bel poliritmo su un brano Pop Rock?

Qui le cose si fanno più complicate, un po’ perché la poliritmia tende a distogliere attenzione all’ascoltatore, ma anche perché rischia di destabilizzare la struttura del brano.

In questo caso il consiglio è di spostarlo su un elemento del set che sia il meno invasivo possibile, come l’apertura del charleston od ostinato di hi-hat con il pedale.

Volendo è anche possibile marcarlo con elementi di maggiore impatto, come la cassa o il ride. È necessario però che venga mantenuto un riferimento del tempo molto solido, come gli accenti sul 2 e sul 4 del rullante. In questo modo eviterai di destabilizzare il resto della band.

Un trucchetto che il signor Gavin Harrison conosce molto bene.

Sicuramente potremmo portare alla luce molti altri esempi ed esercizi tematici, ma rischierebbe di essere un argomento troppo lungo e complesso per essere argomentato da un articolo.

Con questi due esempi ho voluto stuzzicarti a sperimentare cose nuove, specie quando suoni in contesti molto lineari come possono essere il Pop e il Rock. Chissà, magari alcuni piccoli dettagli impensabili potrebbero diventare il tuo marchio di fabbrica.

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