Il RUMORE è davvero un fenomeno SPIACEVOLE?

Troppe volte associamo alla parola rumore un significato dispregiativo per descrivere quello che non ci aggrada o ci risulta incomprensibile all’orecchio.

Ma cos’è il rumore?

Il rumore non è altro che una vibrazione con oscillazioni irregolari, fatto che impedisce all’ascoltatore di percepire una qualsiasi frequenza come fondamentale. Questo andamento irregolare è la principale differenza tra ciò che definiamo rumore e quello che chiamiamo nota.

A causa di questa caratteristica il rumore viene spesso accantonato nella composizione ed evitato nelle scelte timbriche di gran parte dei generi musicali.

Ma io non sono d’accordo!

Essendo batterista ho a che fare con il rumore per professione: infatti la batteria altro non è che rumore; sta a noi batteristi assecondarne l’organizzazione per un risultato musicale. L’organologia ha fatto molto per contenere le percussioni e codificarle a specifici ruoli, ma sono celebri anche gli esempi in cui lo strumento del rumore per eccezione diventa protagonista ed ha anche molto da dire.

In secondo luogo mi trovo a concordare con quanto disse Russolo ne “L’arte dei Rumori“: la musica non è fatta di note, ma di momenti regolarmente scadenzati, andando a ricalcare quella che è una definizione largamente condivisa sul fatto che la Musica è organizzazioni dello spazio e del tempo sonoro.

Luigi Russolo

Periodare più a fondo nell’affermazione di Russolo mi affiderò alla scienza.

Siamo soliti definire il presente come l’attimo stesso in cui esso avviene,sebbene non sia così: è stato calcolato infatti che questo attimo dura poco meno di due secondi, dopodiché l’evento accaduto viene “archiviato” nella memoria per divenire passato.

Ora proviamo a trasferire questo concetto in ambito musicale. Potremmo arrivare a dire che i brani le cui suddivisioni viaggiano a 32 bpm non si possono considerare Musica, per quanto possa essere meraviglioso un loro fraseggio.
Questo avviene perché la pulsazione viene metabolizzata senza trovare una correlazione con quella precedente, perdendo a livello cognitivo la consequenzialità degli eventi, se non ad una successiva elaborazione.

Il risultato arriverà ad essere una serie di avvenimenti assoluti ed il filo melodico rischierà di perdere di significato.

Se quindi è il tempo che aiuta a definire un fraseggio musicale, possiamo arrivare a comprendere che anche il rumore – se opportunamente trattato – può essere utilizzato nella composizione. Nondimeno è facilmente comprensibile come un semplice inserto di rumore nell’esempio estremo fatto in precedenza, possa arrivare a collegare degli eventi sonori che altrimenti rischierebbero di diventare incomprensibili.

Per darvi qualche esempio vi lascio con due brani di Luigi Russolo (“Risveglio di una città” e “Serenata per intonarumori e strumenti“), un’esecuzione di John Cage (“Water Walk“) ed una di Steve Reich (“Pendulum music“), così che possiate farvi un’idea.

Russolo in compagnia dei suoi Intona-rumori

Se siete interessati all’argomento, vi consiglio di tenere d’occhio i nostri corsi e workshop dove avremo modo di approfondire il tema anche in ambito moderno, sia nella composizione che allo strumento.

ANTICA DISCOGRAFIA DEL CORSO: Supertramp – From Now On

Anno 1977.
Nel mondo sta dilagando il Punk.
Ma nel Regno Unito c’è un gruppo che prosegue dritto per la sua strada, ed alla violenza di questo nuovo genere contrappone una classe che ha sempre contraddistinto la propria musica: mi sto riferendo ai Supertramp.

Band molto controversa nel panorama inglese, che ha rifiutato il continuo paragone con i Beatles, e che – a mio parere – ne sarebbe comunque uscita vincitrice. Ha firmato dei successi indimenticabili ed ha segnato un modo di fare musica che pian piano andrà perdendosi.

From Now On è il brano di oggi: il pianoforte è il regnante indiscusso nella loro produzione, e qui, alla stregua di una chitarra, dirige i lavori con un riff che spiazza già dal primo ingresso, per poi cambiare registro ed accompagnare la voce con il resto del gruppo, fino alla sezione finale in crescendo a recuperare la scrittura iniziale.

La MUSICA ai tempi del CORONAVIRUS

L’hashtag #iorestoacasa è tra le principali tendenze nazionali. Chi si annoia, chi in Smart Working, e chi invece si muove per comprovate esigenze lavorative, siamo tutti nella stessa barca: la parola d’ordine è QUARANTENA!

Ma i musicisti sanno che questo tempo è ben investito se passato al proprio strumento: che sia per esercizio, semplice passione o scrittura, le giornate di un musicista hanno il perfetto antidoto alla noia della quarantena.

Tuttavia il nemico più grande alla Musica sembra essere la distanza: lezioni, prove, concerti, tutto questo corollario è minato dalla distanza. In diversi articoli il nostro elogio è andato alle nuove tecnologie, non in sostituzione all’analogico ma in supporto, così come è richiesto in questo momento.

La didattica istituzionale e privata sta usufruendo dei portali come Google Classroom e dei servizi di comunicazione come Skype, WhatsApp, FaceTime e GoogleDuo, ed in questo modo riesce a garantire un servizio sempre efficiente e pronto anche di fronte alle difficoltà.

Per chi volesse fare un upgrade consiglio l’utilizzo di applicazioni come JamTabaJamKazam e Zoom.us. La prima in particolare permette l’utilizzo standalone con i propri plug-in ed è integrabile con la propria DAW, così da poter utilizzare schede audio ed attrezzatura professionale. Zoom.us è utilizzata anche dal centro di ricerca TempoReale per l’iniziativa #HOMEPLAYING.

Se questo periodo di stop da una parte ha permesso all’intera popolazione di non esporsi alla minaccia del virus dall’altra ha mostrato punti vulnerabili della nostra società e del nostro settore. Sono numerosi i professionisti freelance che hanno ricevuto un duro contraccolpo dalle misure contenitive, e mi sento di dire che qualcosa deve essere fatto per la tutela di chi ha intrapreso questa strada, perché il nostro lavoro merita le stesse tutele offerte a chiunque altro.

Ma alle rigide misure imposte dai decreti il mondo della Musica ha saputo rispondere con un’iniziativa davvero singolare. Mi riferisco al flashmob che ha avuto luogo in tutta Italia lo scorso venerdì 13 alle 18: i musicisti hanno aperto le finestre ed hanno suonato per chiunque volesse ascoltare. Ancora una volta il mondo dell’Arte ha saputo alleviare noia e dolori.

Chi si è affacciato al balcone cantando [link], chi ha suonato in preda alla contraria del salotto il proprio pianoforte, e chi come me ha voluto omaggiare con un live set tra Seaboard e Modulare.

E poi ci sono i settori che imperterriti procedono nella lotta contro l’epidemia: personale sanitario, forze dell’ordine, protezione civile, e tutti coloro che assicurano i servizi di prima necessità. Se ci sono dei musicisti tra loro sappiamo che la situazione è esattamente all’opposto; se resta del tempo libero è necessario riposare

A tutti loro consigliamo l’ascolto della nostra rubrica: l’Antica Discografia del Corso. Non è come suonare, ma ad un orecchio ben attento dice molto di più di quanto il suono trasmette.

Anche una pausa però non guasta; riflettere sul presente, ricordare il passato e programmare serenamente il futuro sono spunti che difficilmente avremmo trovato se immersi nella frenesia della normale quotidianità.

Alcuni di noi rispolverano vecchi hobby e passatempi, ritrovano il piacere di condividere il tempo con le persone che amano, e magari trovano il coraggio per quella serenata che compagne e compagni, amanti e parenti desiderano da tempo…

ANTICA DISCOGRAFIA DEL CORSO: Talking Heads – Once in a Lifetime

In questo singolo, e più in generale nell’album Remain in Light, i TALKING HEADS si fecero ispirare dalla musica e dai ritmi africani, per cui collaborarono con molti musicisti.

La particolarità stilistica nella produzione è stata la scelta, voluta da Brian Eno, di registrare lunghissimi loop in modo da poter tagliare e riassemblare le sequenze, in un ben curato lavoro di taglia e incolla. Era il 1980.

La scelta sonora viene prima del groove?

In fase di scrittura, noi batteristi, siamo abituati ad elaborare groove e fraseggi in base alla sezione ritmica in corso, spesso quella dettata dal basso e dalla chitarra, o ancora dalle tastiere; e questo basta per poter dare spazio alla creatività.

Tutto molto bello, se non fosse per un piccolo particolare: il suono!

Lavorando con il “vecchio metodo” la scelta sonora risulta essere un surrogato di quello che abbiamo scritto, indipendentemente dall’importanza che diamo.

Essere o non essere… prima l’uovo o la gallina? Prima il suono o la composizione?

Come ho scritto nell’ articolo precedente, per ottimizzare i tempi durante la fase compositiva è necessario partire da un’idea, un concetto, e di conseguenza sviluppare il tutto senza alcun limite.

Basandomi su questo viene naturale capire quali scelte sonore possa sfruttare o quali suggestioni io voglia creare per dare forma al brano o quantomeno al groove.

Ebbene sì: il suono è tutto! Senza di esso non staremmo qui a discutere di musica, allora perché deve essere una conseguenza e non il fine ultimo?

Per capire che suono generare come impiegarlo è necessario capire cosa volete comunicare. Ogni soluzione timbrica ha dentro di sé dei richiami di varia natura che possono interagire con il nostro sistema nervoso in maniera diversa, che questa metta in risalto determinati armonici e o presenti una componente di rumore.

Nondimeno ogni suono viene recepito diversamente a seconda dell’ambiente culturale nel quale si è cresciuti o si è immersi, pertanto determinati suoni possono evocare sentimenti anche contrastanti. Questo è sicuramente un particolare molto interessante e da non sottovalutare.

Trovato il sound giusto va esercitata la sua articolazione al fine di acquisire una notevole dimestichezza, tale che la composizione possa essere molto più fluida e originale di quanto non abbiate immaginato.

Per destreggiarvi in questo argomento vi consiglio due letture che faranno luce su molti argomenti citati in questo articolo: “Il paesaggio sonoro” di Murray Schafer e “L’arte dei rumori” di Luigi Russolo.

Se vuoi approfondire questo argomento puoi iscriverti ai nostri corsi e partecipare ai nostri workshop!

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