Open Mix Session 07.12.2019


Vuoi assistere in studio al mix completo di un brano? Il lavoro del fonico in collaborazione con l’arrangiatore e i musicisti in una sessione di mix di un singolo aperta al pubblico.

Uno spazio di approfondimento sul campo dedicato ai musicisti, compositori, arrangiatori e fonici per vedere il nostro team al lavoro e scoprire come mettere in pratica i nostri consigli.

Sabato 7 dicembre dalle 9.30 alle 13.00 ci saranno al lavoro Giorgio Reboldi, fonico di AltreFrequenze, e gli autori degli articoli di AltreTecniche Francesco Manenti e Mattia Danesi. Verrà eseguito il mix del brano registrato nella sessione di registrazione aperta del 16 novembre.

Nei break della sessione sarà possibile confrontarsi con il fonico, l’arrangiatore e i musicisti per approfondire le modalità e le tecniche utilizzate.

La partecipazione è gratuita, per prenotare il proprio posto basta mandare il nominativo a info@altrefrequenze.it

Un DISCO da capo a fondo: i RUOLI nella gestazione.

La produzione di un disco vede diversi step da affrontare minuziosamente. Tanti giovani musicisti leggono dei propri idoli che vanno in studio ed ispirati – da non sempre ben note sostanze – realizzano i più bei singoli di sempre.

Mi dispiace infrangere i vostri sogni. Non funziona proprio così.

L’arte non è un fatto a caso ed è necessario curare la creazione di un prodotto artistico di qualità sin dal principio, mettendo in gioco diversi ruoli che devono cooperare per rendere il lavoro fluido e funzionale, ma soprattutto coerente.

Il compositore
Il primo passo nel concepimento è proprio lui. In base al tipo di produzione possiamo assimilare questo ruolo alla band, al cantautore o al compositore in senso accademico.

Il paroliere
È chi lavora al testo ed a stretto contatto con il compositore; può fornire la traccia sulla quale modellare l’accompagnamento prima ancora della scrittura musicale.

L’arrangiatore
Fornisce un’importante supervisione alla scrittura musicale; il suo ruolo è decisivo quando i brani sono scritti da una band o da un cantautore per assicurare forma, coerenza ed un ampliamento nell’orchestrazione.

L’editor
È un supervisore che aiuta la formulazione del testo: ne individua i tratti espressivi e formali e se necessario apporta modifiche dal più semplice piano lessicale fino a quello strutturale. È molto importante oggi con la crescente produzione in lingua inglese di non anglofoni per appianare le differenze inter-linguistiche.

I turnisti
Gli esecutori sono quelli che mettono i veri mattoncini per la costruzione di un pezzo: senza di loro non ci sarebbe nulla da registrare. In una band si tratta dei componenti, ma con produzioni più articolate i turnisti sono i protagonisti della produzione.

Il fonico
Lo studio di registrazione è il suo regno: con lui si lavora al timbro in fase di presa ed anche nelle fasi di post-produzione fino al mix ed al mastering per raggiungere il risultato migliore possibile per la registrazione.

Il direttore di presa
Molto diffuso nelle produzioni di musica classica e contemporanea, è sempre più raro da trovare negli studi di registrazione. Il suo compito è interagire con i musicisti per ottimizzare la fase di registrazione e dare indicazioni strumentali ed interpretative.

Il produttore
Per arrivare a confezionare un prodotto in vista della destinazione editoriale questa figura lavora a stretto contatto con il compositore ed il fonico, fornendo una ulteriore prospettiva alla direzione artistica.

Il manager
Meno partecipe alla realizzazione, è il tramite con cui gli artisti si interfacciano. Gestisce le comunicazioni e l’organizzazione dal punto di vista legale, promozionale e talvolta creativo.

Non tutti questi ruoli sono necessari, alcuni vengono ricoperti da una sola persona o possono essere più individui a vestire lo stesso ruolo con specializzazioni diverse, ed in questi casi la preparazione gioca un ruolo importantissimo!

Un compositore che conosce approfonditamente gli strumenti, l’orchestrazione e le modalità di registrazione potrà essere anche arrangiatore e direttore di presa; un arrangiatore può essere anche turnista perché abile allo strumento; il paroliere potrebbe essere fonico e produttore; e così via…

Le combinazioni sono davvero tantissime e molto interessanti: dipendono soltanto dal grado di conoscenza dei propri compiti.

Attenzione però!
Non sempre fare tanto vuol dire farlo bene, a volte è meglio lasciare spazio a chi è più esperto in un settore. 

Può essere che alcuni studi siano specializzati nel mastering e diventino un punto di riferimento per altri che lavorano sulla ripresa, sull’editing e mix. 
Appoggiarsi ad un editor non significa lasciare che la propria creazione venga deturpata, il lavoro è più a stretto contatto di quanto si pensa.
Lasciarsi guidare da un direttore di presa non limita la propria espressività, fornisce spunti per espandere le proprie possibilità.

Fare un disco non è un lavoro semplice, MA È UN LAVORO BELLO!
Come per una brigata in cucina tutto deve lavorare in perfetta sincronia: il rôtìsseur prepara la carne, il saucier si dedica alle salse e l’entremetier appronta le verdure. Tutti e tre terminano a tempo perché il capopartita possa assemblare e mandare al servizio.

Una solida preparazione, un obiettivo comune ed il rispetto dei ruoli sono fondamenta sicure per affrontare questo lavoro, e sono da rafforzare ogni giorno con lo studio e lo scambio!

I tempi dispari sono troppo difficili? Io non credo.

Nel corso degli anni spesso mi sono sentito dire che i tempi dispari sono troppo difficili o, peggio ancora, suonano artificiali. Come me penso che anche tu, soprattutto se sei fan di questi ritmi, ti sarai sentito dire le stesse cose. Penso però che i tempi siano sufficientemente maturi per discutere un po’ sull’argomento, rivolgendomi soprattutto a chi è più scettico sull’utilizzo del dispari.

Iniziamo soprattutto col dire che l’astio verso questi tempi definiti complessi è prettamente culturale. Il vecchio e nuovo continente hanno sempre preferito l’utilizzo dei tempi pari, con un equilibrio tra accento forte e accento debole. La presenza di questi due momenti era facilmente prevedibile e per l’ascoltatore le informazioni melodiche venivano assimilate più facilmente. Anche durante le marce militari americane la possibilità di dividere la battuta in due momenti principali permetteva di poter scandire fedelmente la pulsazione con il loro movimento.

Una maggiore complessità ritmica la otteniamo con l’utilizzo dei tempi ternari e composti (3/8, 3/4, 6/8, 12/8, …). Questi erano molto utilizzati nella musica sacra perché il movimento ternario della pulsazione evocava la perfezione della Trinità.

Spostandoci verso est la musica cambia, e la ricerca ritmica si fa sempre più complessa. I compositori russi infatti adottano molto spesso tempi dispari per poter “quadrare” le loro melodie, questo perché la melodia non è al servizio del tempo, bensì il tempo al servizio della melodia. Adottando questa prospettiva non esiste più il vincolo dei tempi pari, ma si ha la totale libertà di modellare lo spazio-tempo in base alle esigenze, divenendo padroni della materia musicale nel suo insieme.

Di simile filosofia sono anche gli indiani, i quali scompongono i tala (cicli ritmici della musica indiana) notoriamente costituiti da 16 movimenti, in frasi più brevi, adottando figure in 5 o in 7, con ripetizioni sino alla fine del ciclo.

A questo punto pare chiaro che per addentrarci nel modo dei dispari bisogna innanzitutto… ascoltare musica con tempi dispari! (sai che novità!?).

A questo punto vale la pena fare un altro passo in avanti ed eliminare il tabù dell’innaturalezza del dispari della musica, vendendolo non più come un ostacolo ma come una valida alternativa.

Per fare ciò ti propongo di fare questo semplicissimo esercizio: nell’immagine sotto riportata trovi delle clave (fraseggi) in dispari che ti propongo di eseguire prima lentamente, poi a velocità sempre maggiori.

Inizialmente esegui le frasi (singolarmente) con le mani, aiutandoti con la voce, successivamente

Raggiunta una buona confidenza con esse ti accorgerai di quanto queste cellule suonino molto naturali, ma soprattutto di quanto queste siano molto musicali. Ora, su questa frase comincia ad improvvisare con il tuo strumento creando groove o melodie sempre mantenendo la cellula di riferimento. In men che non si dica non solo stai componendo frasi in dispari, ma stai pure improvvisando! Come nel mio precedente articolo sulle quintine, siamo partiti da una frase di facile esecuzione per apprendere un concetto estremamente complesso.

Questa non è che la punta di un iceberg, ma è comunque il primo passo verso un mondo che spesso viene ingiustamente denigrato per la sua complessità.

Vuoi migliorare la tua performance? Aggiungi un ingrediente segreto

Una riflessione.
Passiamo gran parte della nostra carriera musicale ad eseguire fraseggi e pattern a sedicesimi (con trentaduesimi annessi), ottavi, qualche volta a quarti, o terzinati in ogni loro forma. Ma così stiamo dedicando la vita a solo quattro opzioni!

Per un musicista amatoriale possono essere più che sufficienti, anzi sono e resteranno le fondamenta essenziali per suonare qualsiasi genere. Ma per chiunque voglia fare della musica la sua professione o anche solo raggiungere un livello di preparazione più avanzato questo non può e non deve bastare.

Ecco perché io ho aggiunto al mio repertorio una figura ulteriore che già grandi batteristi come Vinnie Colaiuta, Terry Bozzio e Marco Minnemann utilizzano: la quintina.

Gli studenti di accademie o scuole di musica ne avranno sicuramente sentito parlare. Per chi invece non è avvezzo basti sapere che la quintina non nient’altro che la suddivisione della pulsazione in 5 note.

Magari ti starai chiedendo “perché proprio il 5 e non altro, perché faticare per imparare una suddivisione dispari che non potrò mai utilizzare?
In questo articolo ti spiegherò quanto questa figura sia estremamente versatile e facilmente assimilabile.

Se ti dicessi che in realtà hai sempre suonato la quintina ma non te ne sei mai accorto? OK, procediamo con calma.

Studenti e autodidatti sanno che la batteria ha tra le sue radici una tradizione di rullante, più precisamente di marce che nascono come marce militari utilizzate in campi di battaglia per intimorire i nemici, divenute successivamente marce per le parate. Tra i primi rulli che impariamo sicuramente il rullo a 3 e il rullo a 5, ed è su quest’ultimo che ci soffermeremo.

Tradizionalmente il rullo a 5 si esegue in una suddivisione a terzina (o meglio detto in quarto puntato), in cui abbiamo il battere con un colpo e i due levare raddoppiati.

Se però prendi il rullo a 5 e lo allarghi, per cui ogni colpo è equidistante l’uno dall’altro, ottieni la nostra famigerata quintina!

Niente di più semplice: siamo partiti da una figura che noi tutti conosciamo e abbiamo ottenuto qualcosa di nuovo.

Ecco spiegata per iscritto la nascita della quintina
Facciamo un pò di pratica: esegui l’esercizio a colpi singoli ( R L R L…ecc) facendo attenzione agli accenti. Esegui anche l’esercizio verticalmente (in ordine: batt 1, batt 3, batt 2, batt 5)

Quindi impararla non è poi così difficile, ma quando è applicabile?
Praticamente sempre!

Nonostante la sua natura dispari le possibilità d’uso sono praticamente infinite e può essere una valida alternativa di figure che già utilizzi.

Eseguendo lo swing a quintine avrai la possibilità di andare molto più veloce e non snaturerà l’accompagnamento. Oppure – rimanendo in tema terzine – le sestine possono essere tranquillamente sostituite dalle quintine, soprattutto in passaggi molto veloci. Avendo un colpo in meno avrai la possibilità di guadagnare qualche punto di Bpm in più, tanto nessuno sentirà la differenza.

Scritto può sembrare difficile, ma in realtà è molto semplice, basti tenere a mente il sound e l’effetto che normalmente lo swing possiede.
Esegui l’esecizio a colpi singoli, attenzione che sulla quintina il battere passa dalla mano destra alla mano sinistra. Dopo aver preso dimestichezza cambia le ditteggiature sulla quintina. Ti consiglio di usare la diteggiatura RLLRR LRRLL, e poi la diteggiatura RLRRL RLRRL. Ovviamente provate più ditteggiature possibili.

E che dire del paradiddle? Nemmeno lui è immune alle mutazioni a dispari, ecco perché ti riporto questo semplice esercizio per apprendere il paradiddle a 5.

Prima il paradiddle classico e poi la versione a 5. Come vedi basta aggiungere un colpo di cassa. Questo ti permetterà di avere un incastro immediatamente applicabile e un pattern groove decisamente interessante.

Come vedi l’utilizzo della quintina è davvero esteso e può coprire qualsiasi genere, ovviamente in questo articolo ho solo trattato di come la quintina possa essere un valido sostituto a ciò che già noi facciamo, però questa figura ha delle peculiarità uniche e vale la pena dedicargli un articolo a parte, oppure se sei interessato puoi contattarci e chiedere dei corsi a riguardo, saremo lieti di poterti aiutare.

Per ingolosirti sull’argomento ti lascio il video in cui Franco Rossi lavora sul paradiddle a 5.

Open Recording Session 16.11.2019

Vuoi toccare con mano le fasi di una produzione in studio? Il lavoro dei turnisti, la direzione di presa e le scelte produttive per la realizzazione di un singolo in una sessione di registrazione aperta.

Uno spazio di approfondimento sul campo dedicato ai musicisti, compositori, arrangiatori e fonici per vedere il nostro team al lavoro e scoprire come mettere in pratica i nostri consigli.

Sabato 16 novembre dalle 9.30 alle 18.00 ci saranno al lavoro gli autori degli articoli di AltreTecniche:
Mattia Danesi, insegnante di strumento e batterista turnista;
Francesco Manenti, compositore e direttore di presa, impegnato anche alle tastiere ed alle chitarre.

Saranno accompagnati dalla voce di Marco Paderni, collaboratore in diversi progetti.

La parte tecnica della sessione sarà curata da Giorgio Reboldi, fonico di AltreFrequenze.

Nei break della sessione sarà possibile confrontarsi con il fonico, l’arrangiatore e i musicisti per approfondire le modalità e le tecniche utilizzate.

La partecipazione è gratuita, per prenotare il proprio posto basta mandare il nominativo a info@altrefrequenze.it