PILLOLE in MUSICA: Curiosità sul SUONO – Il canto degli Uccelli

Qualsiasi cosa è musica? Una domanda che molti musicisti si sono fatti durante la loro carriera e a cui ognuno ha dato la propria risposta.

Senza girarci troppo intorno la mia risposta a questa domanda è: assolutamente sì!

Come ho già più volte citato in molti articoli in commercio possiamo trovare il libro “Il paesaggio sonoro” di Murray Schaffer in cui abbiamo una completa esplicazione di come le sorgenti sonore che ci circondano nell’insieme creino un’orchestra con le sue logiche.

Anche nella natura possiamo trovare questa disciplina: infatti molti canti degli uccelli in alcuni habitat si sono evoluti in modo che ogni specie abbia un preciso range di frequenze, in questo modo si evita una sovrapposizione cacofonica ed ogni volatile può riconoscere con semplicità il richiamo dei propri simili.

Ovviamente questo discorso si espande tranquillamente a tutto il mondo animale che vive nello stesso habitat.

Come un’orchestra ognuno ha il suo ruolo, generando un perfetto equilibrio.

Tutto molto bello, peccato che con l’arrivo della civiltà e del caos delle città questa meravigliosa orchestra è stata distrutta.

Questa frase è completamente falsa!

Infatti come un musicista che acquista l’attrezzatura in base all’esigenza, anche gli animali hanno fatto lo stesso.

Tornando all’esempio degli uccelli infatti, essi si sono evoluti in modo che il loro canto sia molto più forte rispetto a prima, permettendo di “sovrastare” il frastuono urbano e potersi riconoscere anche in contesti meno naturali.

Ovviamente l’evoluzione ha fatto sì che non solo il volume sia più alto, ma anche il loro range di frequenze è cambiato.

Un meccanismo di sopravvivenza davvero molto interessante per noi amanti del suono e che rispetta perfettamente la caratteristica prima della musica: l’adattamento contestuale.

ANTICA DISCOGRAFIA DEL CORSO: Diablo Swing Orchestra – Sing Along Songs for the Damned & Delirious

Questa settimana lo chef propone una cucina d’avanguardia!

Rivoluzionare il ballo da sala: CHALLENGE ACCEPTED

Questo è quello che hanno realizzato nel 2009 quei folli della Diabo Swing Orchestra in questo disco spumeggiante ed adrenalinico, ricco di picchi altissimi che alternano horror e dolcezza, violenza e stupore, in un mix di classico, nuovo e hard dal sapore affumicato.

Lasciatevi trascinare da una samba metal, un tango che strizza l’occhio al djent e ad un suono granitico che abbraccia secoli di storia!

Sicuro che STUDIARE quello che ti viene propinato possa BASTARE?

Nel lavoro con i colleghi musicisti ci si imbatte in situazioni molto curiose, specialmente dalla mia prospettiva di compositore: è evidente come i musicisti leggano il mondo a misura del proprio strumento.

Ed è proprio così!


È curioso, e spesso fonte di ironia e stereotipi, ma lo studio di uno strumento influenza profondamente la percezione del mondo da parte del musicista, e conseguentemente la lettura di esso non solo sul piano sonoro, ma anche interattivo.

Tuttavia questo fattore non è dato solo ed esclusivamente dallo studio del proprio strumento, ma anche dalle modalità didattiche offerte dal proprio insegnante.

Essere docente non significa solo fornire nozioni e non è sicuramente come riempire un contenitore: si tratta di insegnare un metodo, aiutare l’allievo a coltivare un senso critico, motivare e mettere a conoscenza lo studente di quante più possibilità ci sono nel mondo artistico, ed al contempo permettergli di scoprire mondi che nemmeno il docente conosce.

In una locuzione: stimolare la curiosità.

Dunque la risposta alla nostra domanda è: NO, non basta MAI!

Nell’era di internet il web offre insieme troppe e troppo poche possibilità al musicista curioso: troppe perché internet è vasto, troppo poche perché il “nostro internet” è costantemente influenzato dai nostri contenuti precedenti, i famosissimi cookies, che ci permettono da una parte di rimanere aggiornati sugli argomenti che ci stanno a cuore, mentre dall’altra limitano le nostre scoperte ad una navigazione “a vista”.

Per migliorare questa situazione stagnante sicuramente è bene coltivare un bacino di amici e colleghi con i quali avere uno scambio vivo e sincero, e scoprire grazie a loro mondi completamente sconosciuti.

Nelle mie scorse avventure ho lavorato per due anni e mezzo in una sala concerti, il Circolo Colony a Brescia, ed ho avuto la possibilità meravigliosa di trasformare il mio lavoro di tecnico di palco, in una delle esperienze didattiche più significative della mia formazione musicale: ho visto tra gli artisti più strani che conosca, e soprattutto di generi che non conoscevo e criticavo a priori, fino ad arrivare a comprenderli ed apprezzarli.

Si tratta di affinare i propri strumenti, ed imparare a leggere il mondo da una prospettiva diversa

Tanti musicisti affiancano allo strumento principale lo studio – quand’anche sommario e disinteressato –  di un secondo strumento, magari di una famiglia organologica differente, ed arrivano a comprendere molto di più sul loro strumento principale.

Un mio caro amico, pianista diplomato e livecoder, ha affiancato al pianoforte il clarinetto, ed in una conversazione mi ha confessato di aver compreso molto del pianoforte proprio attraverso il clarinetto: l’importanza di un respiro ben congegnato e misurato, il “peso” che questo ha nel fraseggio musicale, e come il gesto possa arrivare ad essere più definito per una migliore espressività.
Dall’altra parte, la sintassi del livecoding gli ha permesso di affinare la creatività sul piano della forma, e di riflettere sulle possibilità timbriche e sulla loro maggiore definizione sempre al pianoforte.

Personalmente, nella mia continua ricerca di compositore, ed ostinazione nella pratica di sempre più strumenti per comprenderne i limiti ed il funzionamento, trovo questa cosa davvero importante. (Altrimenti non avrei motivo di investire così tanto tempo)

Vale la pena di uscire dalla propria zona di comfort e sperimentare e perché no, iniziare quello che Bilbo Baggins ne Lo Hobbit chiama un viaggio inaspettato!

ANTICA DISCOGRAFIA DEL CORSO: Tower of Power – Soul Vaccination

Ci avete sentito parlare di argomenti complessi e consigliato brani altrettanto complessi.

Ora parliamo di un argomento complesso, ma con un ascolto molto divertente.

Nei Tower of Power il groove la fa da padrone ed è la parte essenziale del loro approccio alla scrittura, infatti dedicano gran parte del loro tempo a costruire il groove perfetto.

Nulla è lasciato al caso e nonostante tutto la ricerca del ritmo e la pratica nel groove è un passo molto faticoso e impegnativo, ma che da molte soddisfazioni.

Lo spazio-tempo nella musica

Quante cose potremmo fare se avessimo la capacità di deformare lo spazio-tempo? Potremmo sicuramente diventare dei supereroi dagli straordinari poteri, oppure dei villain niente male.

Se fossimo persone più “modeste” sfrutteremmo questa capacità per riparare errori del passato e rendendoci la vita più facile.

Già, tutto meraviglioso, peccato che rimarrà solo una fantasia…

E se invece ti dicessi che esiste un modo per piegare lo spazio-tempo a nostro piacimento?

Se sei un musicista e, nello specifico, un batterista ti svelerò un trucco molto semplice per creare l’illusione di poter accelerare e rallentare l’andamento del brano.

Prendiamo un groove semplice a terzine.

Ora, mantenendo lo stesso ostinato e le stesse voci, spostiamo la posizione di cassa e rullante creando una poliritmia dove il groove a 4/4 diviene un 6/4, ma è solo un’illusione.

Avrai sicuramente notato che in questo modo sembrerà di accelerare, anche se in realtà è solo una percezione.

Proviamo ora a fare l’esatto opposto, rallentiamo il tempo.

Anche in questo caso sembrerà di andare più lentamente rispetto al beat originario. Ovviamente anche qui l’effetto di poliritmia altera la sensazione che abbiamo del tempo, in questo caso sul 4/4 otteniamo una pulsazione di 3/4.

Come abbiamo visto la poliritmia è un ottimo modo per poter modellare lo spazio-tempo. Ovviamente è solo uno dei tanti modi per poterlo fare, ecco perché ti consiglio di iscriverti ai corsi di AltreTecniche per approfondire l’argomento.