Lo spazio-tempo nella musica

Quante cose potremmo fare se avessimo la capacità di deformare lo spazio-tempo? Potremmo sicuramente diventare dei supereroi dagli straordinari poteri, oppure dei villain niente male.

Se fossimo persone più “modeste” sfrutteremmo questa capacità per riparare errori del passato e rendendoci la vita più facile.

Già, tutto meraviglioso, peccato che rimarrà solo una fantasia…

E se invece ti dicessi che esiste un modo per piegare lo spazio-tempo a nostro piacimento?

Se sei un musicista e, nello specifico, un batterista ti svelerò un trucco molto semplice per creare l’illusione di poter accelerare e rallentare l’andamento del brano.

Prendiamo un groove semplice a terzine.

Ora, mantenendo lo stesso ostinato e le stesse voci, spostiamo la posizione di cassa e rullante creando una poliritmia dove il groove a 4/4 diviene un 6/4, ma è solo un’illusione.

Avrai sicuramente notato che in questo modo sembrerà di accelerare, anche se in realtà è solo una percezione.

Proviamo ora a fare l’esatto opposto, rallentiamo il tempo.

Anche in questo caso sembrerà di andare più lentamente rispetto al beat originario. Ovviamente anche qui l’effetto di poliritmia altera la sensazione che abbiamo del tempo, in questo caso sul 4/4 otteniamo una pulsazione di 3/4.

Come abbiamo visto la poliritmia è un ottimo modo per poter modellare lo spazio-tempo. Ovviamente è solo uno dei tanti modi per poterlo fare, ecco perché ti consiglio di iscriverti ai corsi di AltreTecniche per approfondire l’argomento.

ANTICA DISCOGRAFIA DEL CORSO: Frank Zappa – The Black Page

Avere un brano scritto da Frank Zappa per un musicista è sicuramente un onore, e Terry Bozzio aveva le carte giuste per poter sopportare questo onere.

Il brano si chiama The Black Page e il nome deriva dalla quantità di note e dalla difficoltà di lettura dello spartito.

Un brano percussivo senza precedenti, che strizza gli occhi alla musica contemporanea dando importanza a uno strumento molte volte sottovalutato: la batteria.

L’aria fresca fa sempre bene?

L’equilibrio tra vecchio e nuovo

Facciamo un gioco: prendi i tuoi ultimi CD acquistati o la cronologia delle tue ultime playlist.

Hai fatto? Bene.

Quanto di questo materiale è stato pubblicato negli ultimi due anni?

Se la risposta è “più della metà” non posso che farti i miei complimenti!

Se la risposta è “una piccola parte” c’è un problema, n problema che affligge molte persone, me compreso. Se aggiungiamo il fatto che questa anomalia la possiedono molti musicisti, la cosa si fa preoccupante!

Vedi, noi musicisti hanno da sempre avuto il gusto del vecchio: i chitarristi di una volta avevano più sentimento, le canzoni spaccavano di più quarant’anni fa e via discorrendo.

Tutto molto bello. Peccato che nel momento in cui uno di questi musicisti, amante del vintage, si mette a scrivere un brano, sorprendentemente esso puzzerà di vecchio.

E qual è la frase fatta che senti dire molto spesso da un musicista? “Non c’è più musica originale“.

Ironico.

Siamo caduti in un loop infernale da cui sembra impossibile uscire.

Quindi, caro lettore, che fare? Ripudiare la storia della musica? Giammai!!!

Il passato sono le fondamenta su cui costruire la nostra arte: tutti i grandi pittori erano e sono esperti delle tecniche antecedenti, e noi musicisti dovremmo fare altrettanto.

Rinnegare la storia vuol dire non poter acquisire gli strumenti di comprensione necessari per poter intraprendere una carriera musicale.

Allora cosa fare per poter uscire dal circolo vizioso? Ascoltare solo musica moderna? No, o meglio Sì, o meglio Ni.

Non si può accettare per buono tutto quello che il mercato offre. Ecco perché ti voglio dare queste semplici regole per poter ricercare la nuova musica di qualità:

1 – il genere non esiste

Non soffermarti al genere, viviamo in un’epoca in cui la contaminazione musicale ha raggiunto un livello tale da distruggere completamente ogni regola. Tolto questo filtro, il tuo orecchio sarà più curioso che mai.

2 – i musicisti non esistono

Se sei un musicista molto spesso incappi nell’errore di concentrare l’attenzione verso il proprio strumento, perdendo completamente la focalizzazione sul brano. Un errore che ho fatto anch’io per molti anni.

3 – Il suono è tutto

La scelta dei suoni è fondamentale e il tuo giudizio deve essere il più obiettivo possibile: non è una questione di gusti, ma di contesto in cui un suono viene usato e perché.

4 – Ci saresti mai arrivato?

Come scritto nell’articolo precedente, l’ascolto attento è sempre fonte d’ispirazione, oltre ad essere un ottimo esercizio. Forse così, con un orecchio rivolto alle “novità”, ci libereremo di questo loop privo di idee che ci attanaglia.

Le idee stanno ovunque, come diceva Platone, e talvolta sono così perfettamente sfruttate da non coglierle al primo ascolto. Ascolta bene il brano, se è di qualità ti accorgerai di un fraseggio o di una soluzione che tu non avresti mai pensato.

ANTICA DISCOGRAFIA DEL CORSO: Caribbean Jazz Project – Five for Elvin

Elvin Jones è stato un grande batterista jazz che, mischiava lo swing con ritmi provenienti dall’Africa e dalla tradizione cubana.

La sua maestria era nel saper mixare alla perfezione e con gusto unico ritmi ternari e binari creando l’illusione di poter alterare la velocità del brano.

Con questo brano in 5/4 questi fantastici artisti vogliono omaggiare Elvin con questo tratto tipico.

Basta poco per potersene innamorare.

L’esercizio migliore

Esistono molti esercizi per migliorare le proprie performance, come il lavoro sull’indipendenza, lo studio dell’armonia, del solfeggio e dell’improvvisazione. Poi c’è un semplice esercizio che può portare molti benefici: l’ascolto.

Ascoltare musica può essere un esercizio estremamente utile sotto molti aspetti, nonché essere un piacevole passatempo.

L’ascolto attento e critico porta a captare spunti interessanti per le proprie composizioni e a trovare fraseggi nuovi con cui potersi esercitare.

Esercizio al pianoforte

Nel nuovo millennio siamo abituati a sentire generi musicali colmi di contaminazioni, un modus operandi che ha portato a sentire le idee più assurde.

La cosa più assurda, forse, è che non c’è limite alla fantasia.

La continua contaminazione infatti può portare a variazioni pressoché infinite, per cui avere la mente aperta e ascoltare ciò che il panorama musicale ha da offrire è senza dubbio una buona cosa.

Legandomi a ciò che ho appena scritto, un altro vantaggio che l’ascolto musicale comporta è lo sviluppo della creatività.

Paradossalmente, quando prendiamo spunto da altri musicisti siamo molto più creativi. Non solo perché tendiamo a personalizzare ciò che apprendiamo secondo le nostre preferenze, ma soprattutto perché questo ci porta ad un cambio di prospettiva e di conseguenza a un approccio musicale diverso.

Tutto molto bello, ma cosa ascoltare?

Esercizio di ascolto.

Mentirei se ti dicessi di non ascoltare i musicisti che hanno fatto la storia dello strumento di riferimento, si deve partire da loro senza ombra di dubbio.

Il rischio però è quello di fossilizzarsi.

Quindi ti consiglio vivamente di ascoltare musica che non è nelle tue corde, generi che non conosci o che non apprezzi, per cercare di capirne il contesto e di captarne i punti di forza.

A tal proposito ti consiglio di seguirci con la rubrica “Antica Discografia del Corso“, dove portiamo spunti di ascolto interessanti.

Potrebbe essere un buon modo per ampliare i tuoi orizzonti.